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2° rivoluzione inglese

Con Carlo II Stuart, re dal 1660, si ebbe una restaurazione della monarchia: egli ripristinò la Chiesa anglicana, perseguitò i puritani, ma ebbe un atteggiamento di favore nei confronti dei cattolici, varando infatti un Decreto di indulgenza che consentiva loro di ricoprire delle cariche pubbliche in funzione antiparlamentare nel 1672. Il sovrano ripristinò la Camera dei Lord, ma cercò di convocare il meno possibile il Parlamento che contrastava il tentativo di una monarchia assoluta. Nel 1673 lo stesso Parlamento varò il Test Act, ossia l’impossibilità per i cattolici di essere rappresentati in Parlamento e di assumere cariche pubbliche in contrasto con il decreto di indulgenza e il Triennal Act che imponeva al re di convocare almeno ogni tre anni il Parlamento. Carlo all’inizio dimostrò una volontà di pacificazione e di indulgenza nei confronti degli oppositori politici della monarchia, infatti gli unici giustiziati furono quelli che parteciparono direttamente alla condanna di Carlo I. Il Parlamento nel 1679 promulgò il ‘Abeas corpus Act’ che era una legge mirata a garantire l’incolumità personale di ogni singolo cittadino e in particolare degli oppositori politici in merito agli arresti arbitrari del re, il prigioniero doveva essere portato entro tre giorni davanti al giudice che doveva convalidare o annullare l’arresto.
La politica estera di Carlo II si orientava verso un avvicinamento nei confronti di Luigi XIV di cui appariva succube. Inoltre scoppiò anche la questione della Corona, poiché il successore Giacomo II si era convertito al cattolicesimo dopo il suo matrimonio, per cui c’era timore per quanto riguarda la successione al trono, perché la Corona sarebbe andata in mano a un cattolico. Questa politica di subordinazione al re francese con il tentativo di dare spazio ai cattolici creò in Parlamento dei timori che si potesse arrivare ad una subordinazione dell’Inghilterra ad un principe straniero, soprattutto nell’ala dei Whigs, gli attuali liberali, nomignolo che era stato dato ai ribelli scozzesi, mentre l’ala degli attuali conservatori, i Tories, nomignolo invece dei ribelli irlandesi, difendeva l’operato del re. I tories erano esponenti della piccola nobiltà e dell’alta borghesia, rappresentando la stabilità religiosa, gli interessi dei proprietari terrieri e la stabilità della monarchia, i whigs pur appartenendo alla gentry rappresentavano invece gli interessi e le prospettive dei puritani, dei commercianti e delle attività economiche di mercato, quindi erano l’aspetto commerciale e attivo e favorevoli al potenziamento del Parlamento.
I tories si schierarono dalla parte delle prerogative della Corona, perché Giacomo II avrebbe giurato comunque fedeltà alla Chiesa anglicana, così nel 1685 ebbero la meglio e Giacomo salì al trono. Questi però avviò una politica pericolosa per l’Inghilterra perché dette spazio all’attuazione del Decreto di indulgenza e anche alla nomina di cattolici al Parlamento. Questo fatto, insieme alla costituzione di un esercito permanente, fece sì che in Parlamento whigs e tories cominciassero ad unirsi contro il re che perse anche il consenso dei vescovi anglicani. Tutto il Paese si coalizzò contro Giacomo e in questo senso gli fu intimato di lasciare il trono e fu chiamato a sostituirlo Guglielmo III d’Orange che aveva sposato una figlia di Giacomo, Maria, ed era figlio di una sorella di Giacomo II. Guglielmo III accettò e Giacomo non si oppose, fuggì in Francia ed accettò il verdetto. Per questo passò alla storia come gloriosa e pacifica rivoluzione del 1688-89. Prima di essere nominati re Giacomo e Maria dovettero sottoscrivere il Bill of rights, quindi promettere di rispettare la legge dei diritti che garantiva i diritti del Parlamento e poneva limiti all’azione del re: il Parlamento aveva il potere di verificare le spese del re, quindi un maggiore controllo sulla Corona. L’importanza di questa rivoluzione fu che il Parlamento scelse il proprio re, che poi divenne tale per volontà della Nazione, non per diritto divino.
Nel 1701, con l’Act of Settlement, si sancì che la dinastia sarebbe dovuta passare a un ramo collaterale degli Stuart, quello imparentato con il principato di Hannover e così fu alla morte di Anna Maria Stuart nel 1714. Il riconoscimento da parte di Guglielmo III e di Maria Stuart del Bill of rights rappresenta l’atto di fondazione della monarchia costituzionale inglese, quel sistema di governo in cui il potere regio è limitato e regolamentato da una Costituzione promulgata dal sovrano che quindi riconosce l’esistenza di un altro centro di potere, il Parlamento. Questa forma monarchica si distingue da quella assoluta che si identifica interamente nello Stato e non riconosce altri poteri, ma anche da quella parlamentare in cui il Governo dipende dalla fiducia al Parlamento, e non dal re. La monarchia costituzionale costituisce una via di mezzo tra le altre due forme anche dal punto di vista storico, seguendo infatti quella assoluta, ma precede, evolvendosi, quella parlamentare. Il Parlamento era diviso in due Camere, quella alta o dei lord, composta dagli esponenti di nobiltà e ceti più elevati, nominati dal re, e la Camera bassa o dei comuni formata da deputati eletti attraverso suffragio ristretto.

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