Carlo II


Con la morte di Cromwell terminò anche la parentesi repubblicana ed iniziò un periodo di grande crisi e confusione durante il quale i membri del parlamento erano indecisi sul da farsi. L’esperienza repubblicana era sfociata in una vera e propria dittatura e non si sarebbe dovuta ripetere. In questo clima di confusione, maturò l’idea di restaurare la monarchia, dal momento in cui, dopo l’esperienza di Carlo I, il sovrano avrebbe dovuto comprendere il ruolo che spettava al Parlamento nella gestione del paese.
Per questo motivo il figlio di Carlo I fu incoronato col nome di Carlo II nel 1660. Il nuovo sovrano, però, appena ne ebbe l’opportunità tradì subito le aspettative riposte in lui e approfittò della maggioranza di cavalieri nel Parlamento per imporre la Chiesa anglicana di Stato. Il re cominciò ad agire sempre di più senza consultare il Parlamento, specialmente in politica estera, dove rafforzò l’Atto di Navigazione ed intraprese due guerre commerciali contro l’Olanda. Le simpatie di Carlo II nei confronti dei cattolici preoccupavano pesantemente il parlamento, specialmente quando il sovrano promulgò la Dichiarazione d’indulgenza, che assicurava la tolleranza religiosa ai cattolici e ad altre minoranze. Un altro elemento di preoccupazione era il fatto che il fratello di Carlo, Giacomo, erede del trono d’Inghilterra, professava la religione cattolica apertamente. Nel parlamento si crearono due fazioni opposte, i Whigs e i Tories.
  • I Whigs, favorevoli alla tolleranza religiosa e alla repubblica, si opponevano fortemente alla salita al trono di Giacomo.
  • I Tories, d’altra parte, preferivano rispettare la legittima successione al trono.

  • Carlo reagì all’opposizione parlamentare sciogliendo il parlamento durante gli ultimi anni di regno.
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