Schiavismo


Lo schiavismo è un sistema sociale ed economico basato sulla schiavitù. La schiavitù è una condizione sociale che viene attribuita a uomini che vengono privati di qualsiasi diritto e perciò considerati ‘’oggetti’ appartenenti ad un altro uomo. Il proprietario di uno schiavo ha diritto di vita e di morte su di esso e può sfruttarlo per lavori forzati senza pagarlo.
Si poteva diventare schiavi o per nascita, essendo figlio di uno schiavo, oppure perdendo la propria libertà in seguito alla cattura in guerra o per debito: infatti, se un debitore non riusciva a rimborsare il proprio creditore, diventava egli stesso una sua proprietà.
La schiavitù ha origini molto antiche, infatti sappiamo che nel 868 a.C. ci fu una grande rivolta di schiavi neri nella Bassa Mesopotamia, essa impegnò l’esercito del califfo di Baghdad fino al 883 a.C., causando devastazioni e un arresto dei traffici commerciali fra la capitale e il Golfo Persico.
Tuttavia, tra le antiche civiltà, quelle greche e romane hanno sviluppato maggiormente la schiavitù, promulgando leggi sugli schiavi. Per i Greci, uno schiavo lo era per diritto di natura, quindi una volta schiavo non poteva più tornare uomo libero. I Romani invece avevano un idea differente, in quanto uno schiavo poteva essere liberato dal proprio padrone ed ottenere la cittadinanza romana.
In entrambe le civiltà gli schiavi erano principalmente prigionieri di guerra, che venivano catturati durante il saccheggio della città nemica, per sfruttarli nei lavori forzati. Il vasto numero di schiavi impiegati nel lavoro permise la costruzione di numerosi edifici e capolavori architettonici.
Un’altra antica civiltà che impiegò su larga scala gli schiavi fu l’Islam. Il commercio di schiavi lungo il Nilo era già praticato dai Romani, ma i musulmani lo intensificarono e migliorarono: il deserto del Sahara divenne una pista da attraversare per raggiungere le regioni dell’Africa occidentale e meridionale. Man mano che i confini dell’Islam si estendevano, sempre più popolazioni confinanti potevano essere soggette a schiavitù: questo perché, per legge, nessun mussulmano poteva essere reso schiavo, così i musulmani cercavano gli schiavi nelle popolazioni vicine; numerosi furono gli slavi, gli africani e i turchi che furono schiavizzati.
Durante il Medioevo, con il diffondersi del cristianesimo lo schiavismo diminuì: questo perché la morale religiosa impediva che venissero resi schiavi cristiani, quindi anche i prigionieri di guerra che aderivano alla fede cristiana non potevano essere schiavizzati. La schiavitù più diffusa era quella legata al lavoro forzato nei campi: i contadini, ‘’servi della gleba’’, erano ‘’soggetti’’ dotati di alcuni diritti.
Da questo momento in poi lo schiavismo si diffonderà sempre più rapidamente in tutta Europa, soprattutto con la scoperta dell’America nel 1492.
Nel Basso Medioevo, il primo Paese a dare il via ai viaggi d’esplorazione fu il Portogallo nel 1442, seguito dalla Spagna. Grazie a Cristoforo Colombo, fu la Spagna a scoprire il continente americano nel 1492.
Seguirono l’esempio della Spagna e del Portogallo anche altri paesi europei, dando inizio alla conquista dell’America e al colonialismo. Questo comportò vari problemi fra le popolazioni indigene: in America si verificò un genocidio, poiché si diffusero tra gli indigeni malattie portate dagli europei, come per esempio l’influenza, che causarono la morte di milioni di persone perché non disponevano degli anticorpi necessari per combattere queste malattie. La popolazione indigena diminuì drasticamente e questo causò di conseguenza una minore disponibilità di manodopera nelle piantagioni di canna da zucchero o cotone. Così Carlo V, intorno al 1510, autorizzò l’importazione di schiavi neri per aumentare la manodopera, essi vennero presi inizialmente fra quelli che i portoghesi avevano introdotto nella Penisola Iberica negli anni precedenti.
Tra il XVI e il XIX secolo vennero deportati 14 milioni di individui. Si pensi che alla fine del Cinquecento l’America spagnola e il Brasile avevano importato circa 125.000 schiavi, con una media annuale di 1000/2000 schiavi importati. La tratta dei neri si intensificò maggiormente con lo sviluppo della canna da zucchero: questo perché gli europei iniziarono a distillare rum dalla melassa ricavata dalla canna; così, tutti i principali paesi europei iniziarono a prendere parte alla tratta, ponendo le loro basi per il commercio negriero sulle coste dell’Africa occidentale: gli inglesi si installarono alle foci del Gambia nel 1618, in francesi in Senegal nel 1638, gli olandesi sull’isola di Gorea. Il traffico dei neri fu particolarmente vantaggioso soprattutto per l’Inghilterra che, col Trattato di Utrecht del 1713, ottenne il monopolio del rifornimento delle colonie spagnole.
Nel Settecento, si stima che più di 10 000/20 000 schiavi vennero deportati in America.
I mercanti europei acquistavano gli schiavi dai sovrani africani, questi ultimi organizzavano delle vere e proprie cacce all’uomo (soprattutto in Senegal) ed imprigionavano coloro che venivano catturati e portati in centri di raccolta adibiti alla vendita di schiavi ai mercanti europei; da qui venivano consegnati ai trafficanti, che in cambio offrivano manufatti, rum e armi da fuoco. I mercanti facevano salire gli schiavi sulle navi negriere e li disponevano ordinatamente nella stiva: i più alti venivano messi al centro, i più bassi contro le pareti, questo permetteva di sfruttare al meglio il ridotto spazio disponibile. Gli schiavi viaggiavano in pessime condizioni: erano incatenati e subivano abusi e violenze di ogni genere; per questo motivo il 20% degli schiavi moriva durante il viaggio oppure si suicidava al momento dell’imbarco o durante il viaggio, terrorizzati dal mare o dalle grandi navi o dai mercanti bianchi. I principali problemi erano di tipo igienico, per questo molti morivano nel corso dell’attraversata in mare. Quelli che sopravvivevano al viaggio, una volta arrivati nel Nuovo Mondo venivano messi all’asta e destinati al lavoro nelle piantagioni di riso, tabacco, canna da zucchero, cotone e indaco, oppure al lavoro nelle miniere, nelle officine o come domestici.
A partire dall’Ottocento, con la rivoluzione industriale avvenuta in Inghilterra tra il 1760 e il 1830, gli schiavi neri vennero impiegati principalmente nella coltivazione del cotone che era destinato all’
esportazione. Fu durante l’Ottocento però che si cominciò a considerare il numero di schiavi esagerato, così alcuni ricchi stati schiavisti come il South Carolina e la Virginia vietarono la tratta.
Inglesi e francesi presero dei provvedimenti rispettivamente nel 1815 e nel 1833. Ciò non significò, tuttavia, l’abolizione della tratta negli Stati Uniti, in quanto essa era indispensabile per la regolare produzione di cotone. Nella prima metà dell’Ottocento la Spagna continuava a praticare il commercio negriero, quando la maggior parte degli stati europei l’aveva abolito così come negli Stati Uniti dove la tratta era stata abolita, ma la schiavitù era ancora legale, così come la vendita e l’acquisto di schiavi sia all’interno degli Stati Uniti che in altri paesi americani, come ad esempio Cuba. Infatti, i mercanti spagnoli, per poter continuare il commercio di schiavi in America, dovevano falsificare i documenti degli schiavi africani, facendoli passare per Cubani: quindi figli di schiavi trasferiti nell’isola prima dell’abolizione della tratta nel 1808.
Nel 1870 la Spagna vieta alle sue navi e ai propri mercanti di deportare schiavi neri in America; si concluse così definitivamente la tratta dei neri e lo schiavismo.
Nel corso di due secoli e mezzo, si stima che 11 milioni di schiavi africani furono deportati in America: le conseguenze di tale fenomeno sono ben visibili ancora oggi. Infatti, il 60/99% della popolazione delle isole caraibiche è nera o mulatta, lo stesso per gli Stati Uniti, dove circa il 12,6% della popolazione è afroamericana.
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