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RIVOLUZIONE FRANCESE - 1791

La confisca dei beni ecclesiastici, avvenuta nel 1789 per risolvere i problemi del debito pubblico francese, creò il problema di mantenere il clero. Lo Stato propone quindi una costituzione civile del clero, che quindi riceveva uno stipendio dallo Stato, ma che doveva anche giurare fedeltà al proprio datore di lavoro; si venne però a creare una coscienza, perché il clero aveva già giurato fedeltà al papa e qualora lo Stato avesse deciso di promulgare una legge contraria ai principi della Chiesa, essi non avrebbero saputo come comportarsi. Sempre seguendo la scia delle riforme che il dispotismo illuminato aveva saputo portare nelle altre Nazioni europee come Austria, Prussia e Russia, in cui con l’utilizzo della ragione si arrivò a decidere ad esempio l’unificazione dei pesi e delle misure, l’Assemblea costituente decise di mettere mano anche al sistema giudiziario francese, in quanto vi erano delle pene diverse tra le zone della Francia per uno stesso reato.

Si affermava quindi il principio secondo cui i cittadini avevano pari diritti e doveri nelle diverse zone del Paese; comunque il processo di riforma iniziato dall’Assemblea non era certamente lento e graduale come era accaduto nella altre Nazioni e proprio in base al principio secondo cui la Francia aveva perso tempo nella strade delle riforme, l’Assemblea nel corso del 1790 emanava altre leggi, anche a perché la posizione del re in questo periodo è ambigua. Infatti, il re aveva in un primo tempo accettato l’azione della Costituente che non aveva intaccato la sua posizione, in quanto nel disegno di monarchia costituzionale ipotizzato in un primo tempo il re aveva ancora mantenuto il potere esecutivo, ma con una piccola restrizione: mentre in precedenza poteva porre il diritto di veto nel momento in cui una legge non era conforme alle sue aspettative per un numero limitato di volte, adesso tale diritto lo poteva applicare una sola volta.
Ciò è una questione sostanziale per il nuovo Stato francese che stava nascendo, in quanto il potere del re era molto ridimensionato, in quanto mentre prima egli poteva governare in modo assoluto, successivamente nel momento in cui gli fu presentata nuovamente uno stessa proposta di legge non poté obiettare, essendo costretto a firmarla: il potere legislativo diventava superiore a quello esecutivo. Si può comunque definire ancora questo periodo della storia francese di riforma e non di Rivoluzione, in quanto non vi erano ancora delle battaglie e delle stragi: la situazione però precipitò in particolare nel 1791, in quanto la legge appoggiata dal re di istituire una Costituzione civile del clero non era andata a buon fine, perché i membri del clero che avevano giurato fedeltà al re non erano sufficienti a coprire il fabbisogno dello Stato e dei vari dipartimenti, ma ancor di più il proposito di privare Luigi XVI del suo diritto di veto spinsero il sovrano a meditare di abbandonare la Francia.
Il suo proposito si trasformò in realtà quando decise di abbandonare la Francia insieme alla moglie, Maria Antonietta, per raggiungere il re d’Austria, imparentato con Maria: la sua carrozza fu intercettata, riconosciuta vicino al confine con il Belgio e il re fu riportato a Parigi. In seguito a questo avvenimento la situazione precipitò ad un ritmo sempre più repentino, poiché il popolo e la stessa Assemblea si resero conto che il sovrano aveva deciso di abbandonare la Francia per due motivi plausibili: o ciò era un chiaro segno del dissenso verso la Costituente, oppure egli aveva intenzione di riparare in Austria e da lì invitare i sudditi ancora fedeli alla sua persona a ribellarsi. L’Assemblea e anche i membri che fino ad allora erano stati abbastanza concilianti verso il re, presero chiaramente le distanze dal sovrano, mentre l'opinione pubblica si divise tra chi lo considerava un traditore (estremisti) e chi non riponeva alcuna fiducia nella sua figura (i più moderati). Si giunse a delle vere e proprie manifestazioni di piazza contro il sovrano: la più famosa fu quella del Campo di Marte.

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