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Rinascimento italiano


“Rinascimento” è un termine che indica il periodo storico, artistico e culturale che si sviluppò in Italia e si diffuse nel resto d’Europa nei secoli XV e XVI, che coincide con la fine del Medioevo, caratterizzato dall’affermarsi di un nuovo ideale di vita e dal rifiorire degli studi e delle arti. Il Rinascimento iniziò con la riscoperta di classici latini e greci, conservati nei monasteri e nelle biblioteche.
I protagonisti di questo periodo furono gli umanisti, ed essi definirono Umanesimo il loro movimento culturale che si richiamava alla letteratura classica (humanae litterae) e dal quale scaturiva un “uomo nuovo”: da una visione della vita in cui Dio era al centro dell’universo e il destino dell’uomo era nelle sue mani e si trascorrevano gli anni a prepararsi all’Aldilà, si sostituisce con una visione in cui l’uomo è al centro del mondo ed è in grado di controllare le forze della natura e di costruire il proprio destino vivendo pienamente la propria esistenza terrena. Ma l’esaltazione dell’uomo non cancella la fede in Dio, in quanto l’eccellenza della natura umana è concepita come un dono di Dio. Come afferma l’umanista Pico della Mirandola “l’uomo è l’essere più perfetto perché è l’unico a cui Dio lascia la libertà di migliorare o peggiorare la propria condizione”.
Un altro aspetto innovatore dell’Umanesimo fu la ricerca della verità: gli intellettuali cercarono delle risposte nelle opere dei classici latini, giungendo alla nascita di una nuova disciplina detta filologia, il cui maggiore studioso fu Lorenzo Valla. Gli umanisti si erano accorti che molti testi copiati dagli amanuensi erano stati modificati per adattarli alla lingua e alle convinzioni cristiane: attraverso questa disciplina erano in grado di distinguere le copie dagli originali. Lorenzo Valla dimostrò che la “Donazione di Costantino” era un falso: in questo documento si faceva affermare dall’imperatore Costantino di cedere al Papa l’autorità su tutto l’Occidente per averlo guarito dalla lebbra con il fine di dare un fondamento legale al proprio potere temporale.
La ricerca della filologia portò alla luce anche conoscenze scientifiche dimenticate o male interpretate. Per accertarne la veridicità, gli umanisti furono spinti a studiare di persona i fatti, gli eventi e i fenomeni naturali. Con questo spirito critico si avventurarono in un’indagine sistematica della natura basata sull’esperienza.
Gli studi umanistici vennero incoraggiati e sostenuti dai Medici di Firenze, gli Este di Ferrara, gli Sforza di Milano, i Gonzaga di Mantova, i duchi di Urbino, i nobili di Venezia e la Corte Papale. Queste corti facevano a gara per promuovere le arti, gli studi classici e le scienze offrendo protezione e compensi agli artisti più illustri. Questo fenomeno fu chiamato mecenatismo, in ricordo di Mecenate, amico dell’imperatore romano Augusto, che finanziò e mantenne a proprie spese i più grandi artisti del suo tempo purché esaltassero il sovrano e la grandezza di Roma. I signori italiani resero le loro corti i più grandi centri di cultura e di arte.
La patria del Rinascimento è quindi l’Italia. Nel Quattrocento e Cinquecento operarono tutti gli straordinari ingegni che ancora oggi ricordiamo nel campo della scrittura, pittura, architettura, lettere e scienze. La nuova cultura si sviluppò in città libere e autonome come Firenze, dove Lorenzo de’Medici, detto il Magnifico, arricchì la città di chiese, palazzi, giardini, biblioteche, ospedali, meravigliosi dipinti, sculture e monumenti ispirati all’arte classica. Su tutti, ricordiamo artisti come Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti che contribuirono a trasformare la città di Firenze nella culla della cultura e dell’arte rinascimentale.
Fu grazie alle innovazioni nel campo della scienza e della tecnica che gli architetti abbellirono le città, gli ingegneri idearono fortificazioni più potenti e gli artisti perfezionarono le loro tecniche pittoriche. Fu decisiva la scoperta della prospettiva: nel Medioevo gli artisti riproducevano figure piatte che presentavano una visione gerarchica del mondo, dove in alto e in grandi dimensioni c’era Dio e i santi, mentre in basso e in dimensioni minori c’erano gli uomini. La prospettiva rovesciò questo modo di rappresentare la realtà: le cose vicine erano rappresentate più grandi e le cose lontane più piccole. In secondo luogo, si riuscì a rappresentare le figure in tre dimensioni, passando alla rappresentazione dei volumi e del movimento. Il primo a utilizzare questa tecnica fu Giotto, e fu perfezionata da Piero della Francesca, Michelangelo, Raffaello e Leonardo da Vinci, raggiungendo i più alti livelli di realismo nell’arte.
Leonardo da Vinci può essere definito uno dei più grandi artisti eclettici della sua epoca e dell’umanità. Fu un genio poliedrico che, oltre ad aver perfezionato l’arte della prospettiva, fu anche un grande pittore, architetto, inventore, ingegnere e fisiologo. Ci ha lasciato, oltre ai capolavori di pittura famosi in tutto il mondo come la Gioconda, anche migliaia di pagina in cui disegna e descrive progetti avveniristici e studia l’idraulica, l’aeronautica, l’anatomia e la botanica. Le sue invenzioni vanno dalla bicicletta, alla mitragliatrice, fino all’elicottero. Furono molto importanti le sue ricerche sul moto, sull’attrito, e il funzionamento degli ingranaggi. Fu anche un celebre studioso di anatomia, e sezionò numerosi cadaveri disegnando accuratamente i loro organi interni cercando di stabilirne le cause della morte.
La crescente richiesta di libri e la necessità di far circolare più velocemente le nuove idee portarono alla nascita di una nuova innovazione: la stampa a caratteri mobili, seguita dall’invenzione della carta. La stampa è una tecnica di riproduzione di un originale in tante copie identiche. Essa avviene applicando una sostanza colorante (inchiostro) sulla superficie di un materiale capace di assorbirlo, come la carta. L’inventore della stampa a caratteri mobili fu Gutenberg, che ebbe l’idea di utilizzare singoli caratteri di piombo, rame e zinco con una lettera dell’alfabeto con carattere e tipo separato. Questi venivano poi disposti a formare una parola e potevano essere riutilizzati indefinitamente per le pagine successive. Gutenberg, sfruttando la sua abilità di orafo, riuscì a riprodurre lettere in caratteri di altezza e spessore identici. Una volta composta la pagina, si passava al torchio, cioè un telaio di legno munito di un carrello scorrevole sul quale veniva posata la forma contenente i caratteri. Dopo essere stata inchiostrata con un rullo, la forma veniva fatta scivolare sotto a un piano sul quale era fissato il foglio di carta e lo si stampava dando al torchio un colpo di barra. Il primo foglio a uscire dal torchio era la bozza di stampa, che veniva consegnata al correttore o lettore. Una volta corretta, la bozza tornava al compositore per essere modificata. A questo punto la matrice era pronta per la stampa definitiva. Dopo la stampa, i fogli venivano appesi per dare all’inchiostro il tempo di asciugarsi, poi i fogli venivano raccolti e piegati per formare il libro. I luoghi in cui si svolgeva l’attività di stampa erano chiamate tipografie. in Italia, la più importante tipografia fu fondata a Venezia dall’umanista Aldo Manuzio.
La circolazione sempre più rapida dei libri e delle conoscenze favorì la nascita di un’opinione pubblica destinata a influenzare la politica e i governi.
Le corti nel resto d’Europa accolsero gli stimoli culturali e artistici italiani e li rimodellarono sulle loro tradizioni artistiche di ogni paese, dando vita ai “Rinascimenti originali”.
La diffusione in Europa avvenne in tempi diversi: si affermò abbastanza velocemente a Parigi e nelle città nel sud della Germania, nelle università inglesi e in Spagna. Nel Nord Europa invece, nelle Fiandre e in Danimarca, la nuova arte arrivò più tardi, nel Cinquecento, mentre nell’Europa orientale e in Russia arrivò ancora dopo.
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