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Riforme religiose inglesi

L’Inghilterra sembrava dover rimanere fuori dal movimento di riforma religioso, sebbene infatti si fosse diffuso un sentimento anticattolico con i lollardi, il re era schierato con la Chiesa di Roma. Enrico VIII, però, non avendo eredi dalla prima moglie Caterina d’Aragona, chiese al papa il divorzio per poter sposare la cortigiana Anna Bolena, ma Clemente VII glielo negò, provocando una durissima reazione del sovrano. Il re nel 1534 chiese all’arcivescovo di Canterbury di sciogliere il precedente matrimonio e far firmare al Parlamento l’Atto di supremazia, con il quale si dichiarò Capo supremo della Chiesa anglicana e pose il clero inglese sotto il suo potere. A questo Atto si oppose il filosofo Tommaso Moro che perciò venne decapitato.
Con Enrico vi fu uno scisma di carattere istituzionale, non dottrinario, il re non riconosceva l’autorità del papa ma rimangono i dogmi cattolici, infatti, lo stesso monarca perseguiva luterani e calvinisti. Si ebbe invece una svolta con il successore Edoardo VI che, influenzato dall’arcivescovo di Canterbury Thomas Cranmer promulgò nel 1549 un libro di preghiere comuni, il Common Prayer Book, imposto a tutti i fedeli, in cui preghiere e liturgia iniziavano ad essere differenti da quelle cattoliche. La trasformazione della chiesa anglicana in una chiesa che seguiva solo una liturgia riformata si ebbe con Elisabetta I che nel 1558, alla morte della sorellastra Maria la Sanguinaria che aveva tentato di ripristinare il cattolicesimo, divenne regina. Nel 1559 lei affermò un nuovo Atto di Supremazia della Corona sulla Chiesa a cui seguì un nuovo Atto di uniformità e il ripristino del Prayer book. Nacquero in quel momento le figure sociali dei recusant e dei pouvissivant: i primi rifiutavano di giurare fedeltà alla regina come governatrice del regno sia in campo spirituale che politico, mentre i secondi erano spie e informatori che denunciavano coloro che ancora seguivano l’ideologia cattolica.
Elisabetta non era interessata all’uniformità del culto, infatti, non era una fervente religiosa come la sorella, ma le interessava l’unità del regno per renderlo alla pari delle monarchie europee. Nel 1562 si svolse un’assemblea dei nuovi vescovi che promulgò trentanove articoli di fede, alla base della Chiesa anglicana, dove veniva espressa la nuova ispirazione calvinista e luterana, pur mantenendo una struttura gerarchica cattolica. Si affermarono le Sacre Scritture come unico testo sacro, non venne accettato il culto di santi e reliquie, il purgatorio e tutti quegli aspetti giudicati superstizioni come il traffico delle indulgenze. I ministri religiosi potevano sposarsi e il re non poteva entrare nella stesura e formulazione dei dogmi della fede che era riservata al concilio dei vescovi guidato dall’arcivescovo di Canterbury.
Quando nel 1570 il papa scomunicò la regina, ormai era presente una struttura ben organizzata e il basso clero in massa aveva già giurato fedeltà alla nuova religione, così l’Inghilterra anche dal punto di vista religioso si rese autonoma. Si ebbe una leggera opposizione da parte dei puritani, chiamati così perché rivendicavano la professione calvinista pura e volevano professare la libera fede senza un’autorità intermediaria fra loro e Dio.

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