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Illuminismo e riforme


Tra l’illuminismo e la Chiesa si stabilì un clima di reciproca ostilità, che sfociò in un inconciliabile contrasto tra mondo laico e mondo ecclesiastico. Lo stato manifestò un nuovo atteggiamento nei confronti della Chiesa (giurisdizionalismo), volto a impedire l’ingerenza religiosa nella vita politica e a eliminare i privilegi del clero. Molti sovrani in Portogallo, Francia, Spagna e Italia presero vari provvedimenti volti a diminuire il potere della Chiesa cattolica: incameramento dei beni ecclesiastici, soppressione degli ordini religiosi contemplativi, controllo sull’attività ecclesiastica, espulsione dei gesuiti. L’illuminismo favorì l’affermazione del dispotismo illuminato, un regime in cui il sovrano, pur continuando a governare in modo assoluto, realizzava alcune riforme, come la riduzione dei privilegi dei nobili e del clero, la libertà dei commerci, la creazione di un’istruzione pubblica, e di un regime fiscale più equo. I più importanti sovrani illuminati furono Maria Teresa d’Asburgo, Federico II di Prussia e Caterina II di Russia. In Austria l’imperatrice Maria Teresa adottà la politica di dispotismo illuminato per tutta la durata del suo regno: cercò di dominare nobiltà e clero; incentivò la produzione e il commercio; riformò il sistema scolastico. Suo figlio Giuseppe II proseguì l’opera riformatrice della madre, ma le pesanti limitazioni che gli impose alla Chiesa e la radicalità dei suoi interventi gli alienarono il consenso delle diverse popolazioni dell’impero. In Prussia Federico II di Hohenzollern si adoperò per sviluppare l’agricoltura e l’industria e per modernizzare l’appalto giudiziario, abolendo tortura. In Russia l’imperatrice Caterina II, amica degli illuministi francesi, avviò una politica di riforme, che potè però realizzare solo in minima parte principalmente a causa dell’opposizione della nobiltà. Anche in Italia fu attuata una politica di riforme. In Lombardia l’Imperatrice Maria Teresa D’Austria realizzò opere pubbliche (canali, bonifiche e strade), abolì i privilegi feudali e rese obbligatoria la scuola elementare. In Toscana Pietro Leopoldo introdusse importanti riforme nell’agricoltura e nel commercio, migliorò l’amministrazione della giustizia e sviluppò l’istruzione. Fu anche il primo sovrano europeo ad abolire la pena di morte, ispirato dal dibattito suscitato in materia dall’opera di Cesare Beccaria, dei delitti e delle pene. A Napoli il re Carlo III di Borbone limitò i privilegi di nobili e clero; il suo successore Ferdinando IV dette impulso alla ricerca intellettuale e scientifica.
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