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Rapporti fra stato e Chiesa

La diffusione della cultura illuministica provocò anche una separazione tra i laici e gli ecclesiastici poiché la Chiesa si trovò impreparata a creare teorie in grado di contrastare l’illuminismo, e l’illuminismo, dopo una fase di distacco,diventò ostile al Cristianesimo diventando di conseguenza una cultura antagonista. La Chiesa,quindi, non capì subito il pensiero illuministico e decise di difendere il proprio patrimonio e le masse cristiane; inoltre la Chiesa considerava l’illuminismo “l’errore della cultura moderna”. Per contrastare la diffusione dell’illuminismo,le autorità del clero s’illusero di poter ottenere l’appoggio degli stati,ma invece molti sovrani si ispirarono proprio agli illuministi per affermare la loro libertà d’azione nei confronti della Chiesa.
Questa azione comportò un nuovo rapporto tra stato e chiesa detto giurisdizionalismo che limitava l’ intromissione del clero nella gestione della cosa pubblica e circoscriveva la loro funzione solo nelle questioni teologiche. Il giurisdizionalismo annullò ogni potere autonomo della chiesa, eliminò i privilegi acquisiti e soppresse gli ordini religiosi contemplativi. L’atto più eclatante fu l’espulsione dell’ordine dei gesuiti da gran parte dei paesi cattolici perché avevano assunto un importante peso dal punto di vista culturale in grado di influenzare gli stati e di entrare in conflitto con i sovrani. La compagnia fu criticata anche per le sue operazioni economiche e per la sua influenza nella lotta contro l’illuminismo poiché cercava di ostacolare l’azione dei governi. Per questi motivi nel 1759 i gesuiti furono espulsi dal Portogallo Francia, Regno di Napoli,Ducato di Parma e Piacenza e nel 1773 il papa Clemente XIV sciolse la Compagnia di Gesù in seguito a delle pressioni dei sovrani.

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