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La Riforma protestante


Nel 1500 la Chiesa di Roma visse una grave crisi causata dalla corruzione e dal disinteresse del clero per gli impegni spirituali. Il mercato della vendita delle indulgenze scatenò la reazione dei sovrani e dei principi europei; la riforma morale e religiosa della chiesa romana era richiesta a gran voce sia dai religiosi che dai laici.
Nel 1517 il monaco agostiniano Martin Lutero affisse le sue 95 tesi alla porta della cattedrale di Wittenberg: le tesi contenevano i motivi per i quali la chiesa cattolica non rispettava la sua missione originaria. Fu subito un grande scandalo: Lutero fu convocato a Roma per abiurare, le sue dottrine ma si rifiutò. Iniziò così la Riforma protestante, grazie all’appoggio del principe Federico di Sassonia, uno dei 7 grandi elettorati tedeschi (a quel tempo era imperatore il cattolico Carlo V che aveva esteso il suo impero anche al Nuovo mondo grazie alla nuove scoperte geografiche), la potenza divina era di nuovo al centro della religione, si negava il libero arbitrio dell’uomo e si affermava che la salvezza era possibile solo attraverso la fede e non attraverso le offerte alle chiesa. Lutero incitava anche a leggere personalmente la Bibbia, fu grazie a lui che la Bibbia venne tradotta dal latino al tedesco e si diffuse (grazie alla stampa inventata in quel periodo in Germania da Gutenberg). Lutero fu infine scomunicato dal papa Leone X e dichiarato eretico dall’imperatore. Le guerre civili tra cattolici e protestanti imperversarono in Germania per molto tempo, furono lunghe e cruente: il conflitto terminò soltanto nel 1555 quando, durante la dieta ad Augusta, l’imperatore riconobbe la fede luterana/protestante e fu stabilito che i sudditi dovessero seguire la religione del proprio principe.
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