Video appunto: Repubblica marinara di Genova - Origini, sviluppo e declino

La repubblica marinara di Genova



Genova cominciò a costituirsi come comune libero, cioè svincolato dall’ autorità imperiale, intorno all’anno mille quando l’Impero Carolingio era ormai in totale disfacimento e di cui la città era una “marca” governata da un marchese.
Quest’ultimo riuscì a conservare intatti i propri poteri, fintanto che le condizioni feudali mantenevano la popolazione in una condizione di vita estremamente povera. Quando gli abitanti cominciarono a sfruttare il mare per arricchirsi, le condizioni economiche migliorarono notevolmente e anche quelle politiche cambiarono, avviando la città verso la costituzione di un comune libero.
Nel frattempo, il Mediterraneo era infestato dai pirati Saraceni che avevano le loro basi in Sicilia, in Sardegna e nelle isole Baleari. Addirittura, sulle coste della Provenza, essi disponevano di un punto di appoggio da cui partivano per compiere rapine e saccheggi sulla costa ligure. Per dare la caccia a questi pirati, le imbarcazioni genovesi cominciarono ad allargare il raggio della loro navigazione. Per questo motivo, si venne a formare una classe di armatori navali e di ricchi commercianti che, poco alla volta, strapparono il potere al marchese. Ben presto sorse, perciò, un Comune libero.
All’inizio la Repubblica di Genova strinse un’alleanza con quella di Pisa, con l’intento di liberare il mare dai pirati saraceni; infatti, insieme, le due città riuscirono a scacciare i pirati dalla Sardegna e, attaccandoli nelle loro stesse basi africane, ne distrussero la flotta.
Col tempo, i Genovesi iniziarono a spingersi più lontano, verso l’Oriente, in cui le occasioni di realizzare lauti guadagni con il commercio erano notevoli. Di solito le loro navi attuavano un servizio di trasporto e di rifornimento per gli eserciti cristiani impegnati nelle crociate e rientravano cariche di seta, pelli, spezie ed altri prodotti orientali, molto ricercati in Europa. Fu così che rappresentanti di ditte arabe arrivarono fino en Europa e Genova prese quindi l’aspetto di un grande emporio internazionale. I mercanti genovesi, una volta scaricata la merce nel porto, si occupavano di smistarla ovunque, in Europa. Milano era l’acquirente più importante, ma anche la Svizzera, attraverso il Canton Ticino e da Basilea la merce proseguiva verso la Germania. Grazie al Piemonte e alla Valle del Rodano era possibile raggiungere Lione e tutte le altre città francesi. Quindi, il mercato genovese era di livello internazionale. I Genovesi crearono degli scali commerciali anche in Oriente; essi erano forniti di magazzini, abitazioni, riservate ai rappresentanti commerciali e, a volte, anche di un luogo di culto. Le più importanti si trovavano sul mar Nero e sul Mar d’Azov, alla foce del fiume Don.
Tanta ricchezza finì per suscitare la gelosia delle altre repubbliche marinare soprattutto di Pisa e di Venezia. Le ostilità fra Pisani e Genovesi sorsero per il possesso della Sardegna e della Corsica. In un primo momento, nel 1241, i Pisani riuscirono vittoriosi, ma più tardi nel 1284, nella battaglia della Meloria, essi subirono una completa disfatta da cui non riuscirono più a sollevarsi; da qui è derivato il detto “Chi vuol vedere Pisa, vada a Genova” Quattordici anni più tardi, Genova riportò una grande vittoria navale su Venezia; gli equipaggi veneziani furono incatenati ai banchi di voga e condotti a Genova e fra questi figurava anche il comandante Andrea Dandolo il quale, non resistendo all’umiliazione, preferì uccidersi, battendo la testa contro il banco a cui era stato legato. Fra i prigionieri vi era anche Marco Polo che in prigione scrisse “Il Milione”. Dopo la vittoria su Venezia, l’importanza di Genova cominciò a declinare a causa delle discordie interne che trasformarono la Repubblica in Signoria con a capo Simon Boccanegra. Per ben quattro secoli, la città conobbe dominazioni straniere, alternate a brevi periodi di indipendenza, che in pratica trasformarono la città ed il suo territorio in una regione contesa dalle potenze europee.