Alla fine del XV secolo molti fedeli vedevano il clero come un'associazione avida e disinteressata alla cura delle anime.
Ciò era dovuto agli abusi ecclesiastici, diffusi sia tra le alte gerarchie(la carriera ecclesiastica era considerata uno
strumento di potere economico e di prestigio)sia tra il basso clero.

Fin dalla fine del Quattrocento, emersero iniziative di riforma che coinvolgevano singole congregazioni,
le quali ripristinavano le regole primitive degli ordini religiosi.
Da ciò scaturì la Riforma cattolica, un moto di riforma interno alla chiesa distinto dalla Controriforma,
che la Chiesa avrebbe assunto per contrastare il protestantesimo.

Una componente importante del riformismo fu l'Umanesimo cristiano, che applicò lo spirito e i metodi dell'Umanesimo alle Scritture,
cercando in esse i fondamenti di una religiosità autentica.
O suoi esponenti promuovevano una riforma radicale ma graduale della Chiesa, da attuarsi attraverso l'educazione dei fedeli.

Il più celebre rappresentante di questa corrente fu Erasmo da Rotterdam, che nella sua opera Elogio della Pazzia denunciò il malcostume del clero.
Erasmo si occupò anche di tradurre le scritture dal greco per riportarle all'interpretazione originale.
Quest'operazione scatenò la reazione di molte persone, ma fu accettata da Papa Leone X.

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