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La riforma cattolica


Fine XV secolo: crisi delle istituzioni cattoliche, che erano sempre più corrotte e mal viste sia dal popolo dei fedeli, sia da principi e sovrani. Inoltre in molti erano convinti che presto sarebbe arrivata la fine del mondo, come punizione mandata da Dio per i peccati commessi dagli uomini. Il papa, i cardinali, i vescovi e i sacerdoti più in vista venivano accusati di:
1) Accumulare ricchezze.

2) Non rispettare il celibato.
3) Vendere le indulgenze.
Le indulgenze sono una specie di “sconto di pena”, che consiste nella riduzione degli anni da passare in purgatorio, dopo la morte, prima di salire in Paradiso. Molti ecclesiastici cominciarono a vendere queste indulgenze, cioè ad accettare denaro o beni materiali in cambio dell’intercessione religiosa per scontare gli anni di purgatorio del fedele che faceva l’offerta. (la cupola di San Pietro a Roma fu costruita grazie alle donazioni ricavate dalla vendita delle indulgenze)
In un clima di costante incertezza e di paura, si cercò di individuare dei capri espiatori, cioè qualcuno a cui dare la colpa dei mali che colpivano la società. Presero vita in questo modo due fenomeni:
1) Caccia alle streghe venivano accusati gruppi di donne e uomini – ma soprattutto donne – di venerare il diavolo durante delle sedute notturne che avvenivano nella notte tra il sabato e la domenica.
2) Gli ebrei venivano accusati di essere usurai e di uccidere i bambini cristiani. Nel 1555 papa Paolo IV obbligò gli ebrei a vivere nei ghetti, ovvero in quartieri separati dal resto della città e vietò loro di possedere beni immobili. (case e palazzi)
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