gaiabox di gaiabox
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Solo il cristianesimo, però, secondo Erasmo, fornisce la piena comprensione dell'uomo, ponendo le radici del conflitto tra il vizio e la virtù nel contrasto fra il corpo e lo spirito, generato dal peccato originale. La «filosofia di Cristo» costituisce la prospettiva erasmiana anche nell'Elogio della follia (1511), «scherzo letterario» che stigmatizza la follia del mondo. Ironizzando sulla stoltezza delle diverse categorie sociali, Erasmo prende di mira la ge-rarchia ecclesiastica, le speculazioni dei teologi e la vita religiosa ridotta a pratiche rituali. Richiamandosi, invece, all'insegnamento di san Paolo, pone la vera sapienza nella «follia della croce», accolta da chi segue radicalmente Cristo.

Pur riconoscendo il suo debito nei confronti degli studi filologici erasmiani, Martin Lutero (1483-1546) sviluppò diversamente il proprio progetto di reformatio ecclesiae, giungendo nel 1520 a un'aperta rottura con la Chiesa di Roma. Monaco scrupoloso nell'osservanza della regola, influenzato dalle teorie agostiniane, Lutero si convinse dell'impossibilità di sconfiggere la tendenza al peccato grazie alle proprie forze, nonostante la volontà di osservare la legge morale. Pertanto, durante l'insegna-mento a Wittenberg, approfondì la dottrina della giustificazione: riflettendo sulla tesi della libera cooperazione umana alla salvezza, si interrogò sul destino del peccatore inca-pace di vincere l'inclinazione al male. Se l'uomo non è in grado di compiere opere buone per cooperare alla propria salvezza, come si manifesta la giustizia di Dio? Non può che coincidere con la condanna del peccatore. E, allora, si domandò Lutero, qual è la "buona novella" evangelica, se Dio è un giudice inflessibile? L'affermazione dell'apostolo Paolo.

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