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Le disposizioni del Bill of Rights vengono completate dal Act of Settlement (1701): se nel primo si poneva l’accento sui diritti, prerogative e poteri del Parlamento, ora si va a chiudere il cerchio soffermandosi sulle istituzione che devono accompagnare il sovrano nelle sue decisioni. Viene istituzionalizzato quindi il Privy Council, con cui il sovrano deve discutere di tutti gli affari del Paese.
Quindi, con questi documenti, il Re viene limitato nel suo potere legislativo dalla rappresentanza del Parlamento; nel potere esecutivo dal dialogo con il Consiglio. Non è più sciolto da vincoli, assoluto.
La storiografia fa proprio coincidere l’inizio della vera monarchia costituzionale con il Bill, appunto un accordo reciproco tra Re e Comuni. L’autorità del sovrano non è più indiscussa. Gli rimane certamente il potere di veto, ma viene utilizzato per l’ultima volta nel 1707. Per imporre la sua volontà deve ora cercare altre vie, cioè la collaborazione nell’esercizio del potere legislativo.

Il Privy, ora istituzione costituzionale di una monarchia costituzionale, era composto anche da presbiteriani, cattolici e filocattolici. Quindi si stabilisce che non solo non ci potranno essere “papisti” sul trono, ma nemmeno nel Consiglio, così come chi non fosse nato in Gran Bretagna. Il Consiglio deve discutere di tutti gli affari con il Re, quindi non è più uno strumento che dipende dalla volontà del sovrano, ma uno strumento pubblico con cui il confronto è necessario.
Nell’Act si stabilisce che coloro che siedono nel Consiglio privato, così come qualsiasi altro individuo cui è stato conferito incarico di potere o abbia ricevuto denaro per un servizio svolto alla Corona, non può avere un seggio ai Comuni. Questo segna una grande volontà di mantenere l’autonomia della camera bassa del Parlamento. Quindi il Re non avrà più i mezzi per fare leva su specifici deputati (a lui debitori) per far passare una legge. Il Parlamento diventa un organo a sé stante che basa la sua legittimazione sull’elezione, non sulla fedeltà al Re. È una clausola di imcompatibilità.
Anche l’Act si preoccupa della successione al trono: Maria muore nel 1701 senza eredi, quindi l’unica legittima a salire alla Corona e sua sorella Anna, sposa di Giorgio di Danimarca. Per non correre rischi però, si stabilisce che sa anche Anna non avesse avuto prole, il trono sarebbe passato alla moglie del principe elettore di Hannover, Sofia, una Stuart figlia della sorella di Giacomo I.

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