Ominide 6606 punti

Apogeo e crisi dell'Impero ottomano

Il quadro politico internazionale sei-settecentesco deve tener conto di un importante protagonista, l'Impero ottomano, che, dopo avere costituito per secoli una costante minaccia per l'Europa, si avviò in questa fase storica, per effetto di una crisi lenta ma irreversibile, a divenire un problema politico di prima grandezza. La "Sublime porta" (così era definito l'Impero ottomano nei dispacci diplomatici delle cancellerie europee) era stata protagonista delle vicende europee del XVII secolo, arrivando a raggiungere la sua massima espansione nel 1683 (secondo assedio di Vienna). Già la pace di Carlowitz (1699) aveva però sancito la perdita definitiva dell'Ungheria e della Transilvania a vantaggio della monarchia asburgica e aveva dato il segnale di un'evidente battuta di arresto nell'efficienza operativa e nella capacità militare dell'impero.

Queste prime avvisaglie di una crisi incipiente trovarono la loro conferma nelle vicende belliche del XVIII secolo: sbaragliati nella battaglia di Petrovaradin (1715) dal principe Eugenio di Savoia, comandante delle truppe asburgiche, gli Ottomani con la pace di Passarowitz (1718) dovettero cedere all'Austria il banato di Temesvar. Seguì una lunga fase di scontri con austriaci, veneziani, polacchi e russi, senza alcun esito salvo quello di dimostrare che la spinta propulsiva ottomana si era ormai arrestata. Una stasi che nella seconda metà del Settecento si tramuterà in arretramento, quando la Sublime porta dovrà cedere all'Austria la parte settentrionale della Serbia con Belgrado e Novi Sad e alla Russia la regione del mar d'Azov e la penisola di Crimea.

Hai bisogno di aiuto in Storia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email