Sapiens Sapiens 13858 punti

XVII secolo - Il pensiero politico: da Machiavelli a Hobbes


Il XVII è caratterizzato da un enorme sviluppo delle scienze grazie soprattutto al metodo sperimentale e alla liberazione della mente dell’uomo da tanti legami dogmatici derivati dall’autorità di Aristotele. Anche il modo di concepire i fenomeni politici e di elaborare teorie riguarda alla vita e al funzionamento dello Stato risentono profondamente del nuovo metodo.
Il punto di partenza è il pensiero di Machiavelli che ha dominato la seconda metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento: l’autorità dello stato è un fenomeno naturale, ciè libero da ogni condizionamento morale e religione e trova la giustificazione in se stesso. I pensatori del tempo, non potendo liberamente sostenere il pensiero di Machiavelli senza il rischio di dover incorrere nella condanna dell’ inquisizione, preferiscono sostenere Tacito e la sua teoria della Ragion di Stato.
Coloro che si scagliano contro Machiavelli si rifanno alla coscienza religiosa. Per esempio, nella Spagna di Filippo II, un gruppo di teologi oppone a Machiavelli il concetto secondo il quale il principe è sovrano assoluto poiché i membri della società lo hanno investito volontariamente di tale autorità, cedendo la propria libertà per il bene di tutti. Tuttavia il popolo può riprendersi la propria libertà quando il principe viene meno ai propri doveri, quando esso perseguita la Chiesa o offende la religione. In Francia, in Scozia e in Inghilterra la posizione non è diversa: in questi stati i monarcomachi che provengono dalle file dei calvinisti, giustificano la ribellione con le stesse motivazioni.
Tuttavia in mezzo alle numerose e continue guerre per alcuni pensatori, fin dalla metà del Cinquecento sostengono la necessità di un potere assoluto per poter garantire la pace. Infatti Jean Bodin, teorizza l’assolutismo sovrano al di sovra di ogni divisione religiosa ed arriva perfino ad indicare come modello la Turchia.
Nel 1651, Thomas Hobbes pubblica il Leviathan, in cui definisce la concezione contrattualistica dello Stato e della società. Afferma che, in origine, gli uomini vivevano in uno stato di libertà assoluta (= lo stato di natura) in cui era continuamente presente la lotta degli uni contro gli altri. Lo Stato era l’unica entità capace di far regnare la pace fra i sudditi, per cui questi ultimi hanno rinunciato in modo irrevocabile la libertà a favore del potere statale. Hobbs definisce lo Stato come “un Dio mortale, a cui noi dobbiamo la nostra pace e la nostra difesa”.
Hai bisogno di aiuto in Storia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email