Ominide 1445 punti

Guerra dei 30 anni

Con gli imperatori Mattia d’Asburgo e Ferdinando II di Stiria fu esplicito il tentativo di egemonizzare dal punto di vista religioso tutta la miriade di staterelli tedeschi. Ad innescare la guerra fu l’abolizione della lettera di maestà che concedeva ai protestanti boemi la libertà di culto privato, concessa dall’imperatore Rodolfo II, si scatenarono così proteste violente, soprattutto a Praga, in cui il 23 maggio la folla assalì il palazzo reale e gettò dalla finestra due rappresentanti imperiali. A sostegno della ribellione intervenne Federico V del Palatinato, capo dell’Unione evangelica del 1608 che fu nominato dalla nobiltà boema re ed era sostenuto, più a parole che con i fatti, dall’Inghilterra, dalla Danimarca e da altri Paesi protestanti, mentre a favore dell’imperatore si schierò la Lega cattolica del 1609, guidata dal duca Massimiliano di Baviera, e sostenuta concretamente dalla Spagna.
Nel 1620 Ferdinando II, con l’aiuto di un esercito formato da soldati spagnoli uniti alle truppe bavaresi, sotto la guida di Massimiliano e del generale fiammingo Tilly, sconfisse nella battaglia della Montagna Bianca il fronte dei rivoltosi che si disgregò velocemente, poiché Federico invece di organizzare la difesa si diede alla fuga. Ne seguì una dura repressione della Boemia che costrinse i protestanti all’emigrazione, mentre le proprietà di molti principi furono confiscate e assegnate ai generali. Il successo imperiale preoccupò il re della Danimarca Cristiano IV, che vedeva minacciata la propria indipendenza, così nel 1625, finanziato da inglesi, francesi ed olandesi, entrò in guerra, ma, più volte sconfitto, fu costretto a firmare nel 1629 la pace di Lubecca. Nello stesso anno l’imperatore emanò l’Editto di restituzione, secondo cui tutti i beni confiscati alla Chiesa cattolica dopo il 1552 dovevano essere restituiti, inoltre non nascose l’intenzione di rendere ereditaria la carica imperiale che era invece attribuita elettivamente. Questa politica preoccupò il re di Svezia, Gustavo Adolfo che decise di far ricorso alle armi, poiché sentiva minacciato il controllo del Mar Baltico, che era di vitale importanza per la Svezia, ma che essendo zona chiave dell’economia europea, rientrava negli interessi imperiali.
Il re si assicurò la disponibilità della Francia e degli elettori protestanti di Sassonia e Brandeburgo, così portò i propri soldati in Germania e nel 1631 sconfisse a Breitenfeld le truppe della lega cattolica. Gustavo poté far leva sulla forza del proprio esercito al quale aveva introdotto innovazioni importantissime: per quanto riguarda l’artiglieria, sostituì i vecchi cannoni con cannoni più maneggevoli che non era difficile spostare grazie ai progressi in campo tecnico che avevano reso le leghe più leggere, la cavalleria venne addestrata per effettuare devastanti cariche in massa, i fucilieri furono addestrati al tiro di precisione e a ricaricare le armi rapidamente, inoltre era costituito da truppe regolari a lunga ferma, mentre gli altri eserciti europei erano composti da individui raccolti in modo casuale tra gli emarginati e i ridotti in povertà. Nella battaglia di Lutzen del 1632 gli svedesi riportarono un’altra vittoria ma Gustavo Adolfo fu ucciso, così salì sul trono una bambina, la regina Cristina.
Questo permise a Ferdinando II di riorganizzare le proprie forze, riuscendo nel 1634 a sconfiggere, grazie alle truppe spagnole, gli svedesi a Nordlingen. L’anno dopo la pace di Praga sancì la fine delle ostilità tra imperatore e protestanti, ma non chiuse quelle con la Svezia. A questo punto però è la Francia molto preoccupata, e nel 1635 il re Luigi XIII e il cardinale Richelieu decisero di intervenire direttamente in guerra. Le ragioni di egemonia politica prevalsero su quelle religiose, poiché un cardinale e ministro di un re cattolico si schierò apertamente contro l’imperatore e il re spagnolo, paladini della controriforma, alleandosi con i protestanti tedeschi.
Nel 1643 l’esercito francese guidato dal principe di Condé si impose su quello spagnolo a Rocroi. I successi francesi allarmarono le Province Unite, in guerra contro la Spagna, tanto che preferirono garantirsi uno Stato cuscinetto, rappresentato dai Paesi Bassi spagnoli, posto fra loro e la Francia, d’altro canto gli spagnoli si erano convinti che non sarebbero più riusciti a dominare la rivolta olandese, così la pace fra spagnoli e olandesi fu firmata a Munster nel 1648. I francesi intanto puntavano su Vienna, mentre i boemi assediavano Praga, così nel 1648 il nuovo imperatore Ferdinando III decise di porre fine al conflitto e firmò la pace di Osnabruck. Le paci di Vestfalia, ossia quella di Munster e quella di Osnabruck, segnarono la fine delle guerre di religione, riconobbero accanto alla confessione cattolica e luterana, anche quella calvinista, e consentirono di superare il ‘cuius regio eius religio’, poiché anche se il principe stabiliva il culto pubblico, i sudditi potevano praticare liberamente il proprio culto privato.
L’imperatore inoltre rinunciò all’Editto di restituzione e al tentativo di egemonia sugli staterelli tedeschi, che godevano ormai di un’autonomia quasi assoluta. Il titolo di imperatore divenne sempre più formale. Dal punto di vista territoriale la Francia acquisì definitivamente le città di Metz, Toul e Verdun e insieme a buona parte dell’Alsazia, la Svezia si assicurò un dominio incontrastato sul Mar Baltico, la Prussia acquisì la Pomerania. Alla fine della guerra l’Impero viene a perdere la sua forza, mentre emerge come nuova potenza continentale la Francia.

Hai bisogno di aiuto in Storia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email