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Mazzarino e Richelieu

Dopo la morte di Enrico IV, dovuta ad un attentato nel 1610, salì al trono Luigi XIII, ma, poiché ancora bambino, la reggenza era tenuta dalla madre Maria de’ Medici che, da fervente cattolica, si orientò in senso filo spagnolo. Essendo donna e straniera, Maria era debole e la nobiltà cercò di approfittare di questa situazione per ripristinare i propri privilegi che le erano stati tolti da Enrico IV e dal suo ministro, il duca di Sully; ciò che più preoccupava maggiormente Maria erano le casate nobiliari che miravano a sostituirsi ai baroni, così nel 1614 convocò gli Stati Generali, l’Assemblea dei tre ordini in cui era divisa la popolazione: nobiltà, clero e borghesia, con la speranza di trovare una soluzione alle controversie e in un certo senso ci riuscì, controllando la situazione fino a che nel 1617 Luigi XIII assunse le redini del potere, affiancato dal cardinale Richelieu, che nel 1624 sarebbe diventato capo del Consiglio del re.
Richelieu orientò la sua politica di rafforzamento del potere monarchico su tre fronti: per difendere ed accentrare il potere nelle mani dei Borboni esiliò Maria de’ Medici e il fratello del re Gaston d’Orleans e potenziò il ruolo dei funzionari alle dirette dipendenze della Corona, gli intendenti, di origine borghese e nobili di toga che si sostituirono nell’amministrazione delle province ai governatori aristocratici; nel 1625 egli attaccò le piazzeforti ugonotte, ormai diventate uno Stato nello Stato che, operando in maniera autonoma dal re, contrastavano con l’accentramento del potere, e arrivò a sottomettere anche l’ultima, quella più importante della Rochelle, nel 1628, ma poiché a spingerlo era unicamente la ragione di stato, mantenne la loro libertà di culto. La stessa ragione di stato lo condusse ad allearsi con i principi protestanti pur di contrastare il tentativo egemonico asburgico, mirando ad aumentare il prestigio della Francia e ad ottenere vantaggi territoriali, e nel 1648, con la pace di Vestfalia, firmata dal successore Mazzarino, si completò la sua strategia che vide imporsi la Francia come principale potenza europea.
Quando nel 1642 Richelieu morì, gli successe appunto Mazzarino, confermato come primo ministro anche l’anno successivo dal nuovo re Luigi XIV o meglio dalla madre Anna d’Austria che come per ogni successione si ritrovò a reggere il potere a causa della giovane età del figlio. Mazzarino si trovò, come già Richelieu, a fronteggiare le rivolte del popolo francese che era sottoposto ad una pesante tassazione per finanziare le guerre. Per di più, quando questi attuò il suo progetto che prevedeva l’affidamento dell’esazione delle tasse esclusivamente agli intendenti, si vide contrastato anche dai Parlamenti, organismi giudiziari, che avevano l’incarico di ratificare i decreti del re, e che in questo caso sostennero i nobili che invece volevano mantenere per sé questo diritto. Quest’opposizione sfociò nella fronda parlamentare del 1648-49 messa in atto dal Parlamento di Parigi che riuscì a sollevare il popolo contro il re e il suo ministro facendo leva sulla forte tassazione. Così Mazzarino e Luigi furono costretti a fuggire. Mazzarino allora ritirò il Decreto e giunse ad un compromesso con il Parlamento, ma dal 1650 al 1652 si presentò una nuova rivolta nobiliare, la Fronda dei principi. La nobiltà di toga si era opposta all’azione accentratrice del re, ma si opponeva anche la nobiltà di spada che vedeva compromesso il proprio potere dalla nobiltà di toga e dal sovrano, così il popolo fu strumentalizzato contro il re per ripristinare i privilegi nobiliari. Mazzarino e il re dovettero nuovamente emigrare a Colonia, in Germania, da dove Mazzarino diresse l’esercito regio che sconfisse quello dei ribelli, guidati dal principe di Condé. La fine di queste rivolte consentì a Mazzarino di concentrarsi sulla guerra contro la Spagna, chiedendo l’appoggio di Cromwell. In questo modo mentre la flotta inglese paralizzava le navi spagnole, l’esercito sconfisse le truppe iberiche a Dunkerque e con la pace dei Pirenei del 1659 la Francia ottenne l’Artois e il Rossiglione al confine con la Spagna.

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