Mongo95 di Mongo95
Ominide 6474 punti

Furet e la Rivoluzione


La Costituzione pone al centro dei poteri pubblici l’Assemblea legislativa e il Re, due istituzioni che devono restare completamente separate, destinate quindi a confliggere. È prevista una monarchia costituzionale, un dualismo di poteri che si confrontano, ma che evidentemente è sbilanciato dalla parte rappresentativa. I poteri effettivamente concessi al Re sono così limitati che la storiografia molto spesso afferma si tratti di una monarchia solo di facciata, ma una repubblica. Uno dei primi a farlo è lo storico Francois Furet nella seconda metà del XX secolo, che intendeva la rivoluzione come un processo decennale dal 1789 al 1799. È una visione ormai accettata dalla storiografia, tanto che si parla ormai di rivoluzione al singolare, ma costituzioni rivoluzionarie al plurale, con un modello che rimane sempre lo stesso: centralità dell’istituzione parlamentare legislativa, che fin dall’inizio ha ruolo preponderante, nonostante la presenza del Re. Di fatto quindi una repubblica.
I monarchien sostengono effettivamente la stessa cosa, lamentando come la figura monarchica stesse per scomparire. Il giacobino Robespierre lo riconosce, infatti il 13 luglio 1791 afferma che la Costituzione francese non è né repubblica né democrazia, nessuna delle due ma nemmeno l’una o l’altra, in un ossimoro. La teoria di Furet ha quindi radici nella stessa interpretazione di alcuni costituenti sul proprio lavoro.
Hai bisogno di aiuto in Storia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Calendario Scolastico 2017/2018: date, esami, vacanze