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Fine del primo periodo rivoluzionario in Francia


Il 20 aprile 1792 il Re apre il conflitto con l'Austria, convinto dai girondini e dagli interessi del ceto borghese. Ricompensa questo supporto con la nomina di alcuni ministri girondini. Robespierre, consideratosi rivoluzionario della prima ora, ha quindi elementi per accusare di commistione con la monarchia Brissot e i suoi seguaci. Il conflitto è molto difficile e sembra profilarsi la sconfitta. Robespierre ne approfitta per una feroce campagna contro i girondini. Viene convocata a Parigi la Guardia nazionale, con Robespierre che si fa capo delle sommosse del 10 agosto, che portano ad un radicale mutamento della situazione, con la caduta dell’Assemblea legislativa, in mano ai foglianti alleati con i girondini, contrapposti ai giacobini che fanno capo alla rivolta popolare. In ciò il Re è del tutto marginale. La Legislativa riesce soltanto a mettere insieme i suoi membri e decidere di affidare il governo ad un Consiglio esecutivo di sei membri, autodelegittimandosi come non più in grado di assicurare l’ordine all’interno dello Stato. Nella capitale si era formata la Comune di Parigi, un consiglio comunale di 248 membri (tra cui anche deputati, ma anche personaggi come Danton, che sarà uno dei sei del Consiglio esecutivo), roccaforte di giacobini che governano la città, creando un potere alternativo all’Assemblea, spodestandola. I giacobini di Robespierre traggono vantaggio da questo dualismo di poteri, prendendo in mano il controllo del Paese. La Comune è una dittatura militare, un governo rivoluzionario che tra agosto e settembre 1792 dà vita al “primo Terrore”, che ci concretizza nella caccia ai “traditori”, preti refrattari, prigionieri politici, con processi sommari e condanne a morte.
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