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Rivoluzione Francese


Fra le cause della rivoluzione c’è sicuramente l’immobilismo della società. La nobiltà che corrispondeva all’1,5% della popolazione aveva perso quasi del tutto il suo potere politico, l’assolutismo l’aveva infatti privato di ogni potere politico, togliendola dagli incarichi di corte. Contemporaneamente il monopolio aristocratico su alti comandi militari era stato ridimensionato dalla professionalizzazione dell’esercito. Nonostante ciò la nobiltà godeva ancora dei privilegi e aveva mantenuto la propria egemonia sociale, per loro il lavoro è un’attività indegna giudicando i loro terreni come fonti di reddito, ostacolando il capitalismo. La nobiltà comunque non era omogenea, infatti presentava: l’alta nobiltà,la piccola nobiltà e la nobiltà di toga che rivestiva funzioni amministrative. Il clero era il secondo ordine della società e possedeva il 10% delle terre coltivabili oltre a tante proprietà urbane. Infine c’era il terzo stato, ma questa divisione non rifletteva la reale situazione sociale in Francia, infatti questa classe era molto dinamica, qui era presente anche la borghesia. Proprio questi ultimi, in ambito economico e politico, conquistarono un ruolo importante, ma questo non veniva riconosciuto sul piano sociale.

Il terzo stato era composto per lo più da contadini e salariati. L’aumento della popolazioni rese difficili le condizioni dei meno abbienti, la gestione feudale in ambito agricolo poi non aiutò lo sviluppo agricolo e aumentarono i prezzi di molti prodotti alimentari. Si deve ricordare inoltre che, siccome sia il clero che la nobiltà avevano dei privilegi, la pressione fiscale era incentrata tutta sul terzo stato. Per questo come detto in precedenza fra le cause della rivoluzione c’è l’immobilismo di un sistema politico stantio incapace di soddisfare le richieste dei borghesi e di migliorare le condizioni dei meno abbienti. Come vedremo in seguito saranno proprio questi 2 punti a avviare la rivoluzione. A questi primi elementi si deve aggiungere la diffusione dell’illuminismo, nel 700 c’erano un gruppo di intellettuali consapevoli del proprio ruolo e della possibilità di rivoluzione, fra questi ricordiamo Sieyès autore di un opera (che cos’è il terzo stato?) qui lui ispirava a un modello di società dinamica, liberato dall’ordine feudale. La crisi ai tempi di Luigi XVI: in Francia il bilancio aveva subito forti perdite per la politica di potenza della monarchia, più tardi però si aggravò, quando la Francia partecipò alla guerra dei 7 anni. Questo problema diede un forte impulso per la rivoluzione, infatti la proposta di una riforma fiscale veniva ostacolata dalla nobiltà e clero che non volevano rinunciare ai privilegi.

Durante il regno di Luigi XV tutti i tentativi di riforma fiscale fallirono, a causa della nobiltà. Le cose però non andarono meglio con Luigi XVI che affidò le finanze dello stato a Turgot, economista che collaborò all’Enciclopedia, lui cerco di formare un’imposta unica che colpiva tutti allo stesso modo, negando cosi i privilegi a Clero e nobiltà, e venivano ridotte le spese di corte, ancora una volta però le riforme furono ostacolate da clero e aristocrazia che costrinsero il re a licenziare Turgot. Stessa sorte subì Necker che pubblicò un “rendiconto dei conti statali”, qui emergeva l’enorme spreco dei soldi pubblici per la vita di corte. A questo punto il re non avendo più soluzioni convocò l’antica assemblea degli stati generali, composta dalle 3 classi della società francese, era questa l’ultima possibilità per giungere a una riforma fiscale. Gli stati generali: l’assemblea era composta da 1154 deputati, il terzo stato stilò un quaderno delle dimostranze, ossia le principali richieste da presentare al sovrano, ossia abolire il sistema feudale, stabilire l’uguaglianza fiscale e concedere i diritti civili e tutelare la libertà. Gli stati generali si riunirono a Versailles il 5 maggio 1789, le prime riunioni si incentrarono sulle modalità di voto, questo aspetto incideva molto, infatti se si fosse deciso di votare per ordine (cioè ogni classe esprimeva un voto unico) Clero e nobiltà avrebbero ostacolato qualsiasi provvedimento di riforma, se si fosse deciso di votare per “testa” il terzo stato sarebbe stato superiore alla somma degli altri 2. Di fronte alle opposizioni della nobiltà i delegati del terzo stato decisero il 17 giugno di formare un assemblea nazionale e invitarono clero e nobiltà a unirsi a loro. L’ invito fu accettato dalla nobiltà liberale (molti aristocratici si convertirono con le idee illuministiche) e da alcuni ecclesiastici, ma l’alto clero e la maggior parte della nobiltà rifiutarono. Il 20 giugno l’assemblea si trasferì nella sala della pallacorda a Versailles e giurò di non abbandonarla finche la Francia non avesse avuto una costituzione. Il re si trovò in una difficile situazione, da un lato appoggiando i ceti privilegiati diceva addio alla riforma fiscale, dall’altra approvando la protesta borghese era consapevole dei forti ideali antiassolutistici e costituzionali. Alla fine decise di riunire tutte le classi in un assemblea costituente e qui iniziarono a redigere la costituzione. La presa della Bastiglia: Necker nel luglio fu improvvisamente licenziato e sostituito con il conservatore Breteuil,a questo punto una folla parigina stanca del sistema troppo scadente decise il 14 luglio di prendere d’assalto la Bastiglia, un forte simbolo dell’assolutismo, era un carcere-fortezza dove venivano rinchiusi quelli che si opponevano al re, a questa data si fa risalire l’inizio della rivoluzione. Intanto la rivoluzione si spostò nelle campagne portando con sé grande paura e confusione, qui ci fu un vero e proprio fenomeno collettivo di psicosi, si diffusero voci che dicevano che gli inglesi stavano per attaccare le coste, i contadini allora si armarono e presero d’assalto le proprietà feudali. Anche la borghesia riunita nell’assemblea costituente cominciò a temere il popolo, per questo senza aspettare ulteriore tempo si pensò di concedere subito l’abolizione degli obblighi feudali (4 e 5 agosto).

Il 26 agosto veniva approvata la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, ispirato alla dichiarazione d’indipendenza e agli ideali illuministi, intanto la posizione di Luigi XVI era sempre più critica fino a che il 5 e il 6 ottobre una folla inferocita dall’aumento dei prezzi, marciò su Versailles, la folla riuscì a ottenere dal re la promessa di trasferimento a Parigi. La costituzione civile del clero: l’obiettivo dell’assemblea era risanare il bilancio, per questo fu deciso di confiscare i beni ecclesiastici da parte dello stato che poi lì avrebbe venduti a privati. L’assemblea decise di emettere degli assegnati (buoni del tesoro garantiti dai beni confiscati), con questi titoli lo stato avrebbe risarcito i creditori, che a loro volta lì avrebbero potuti utilizzare nelle aste per la vendita dei beni ecclesiastici. A partire dal 1790, si iniziò a procedere in questo modo ridistribuendo il 10% delle terre francesi, molte volte gli assegnati furono rivenduti ad altri privati generando un processo inflattivo (infatti chi acquistava lo pagava sempre di meno dal valore nominale).

Il 12 luglio 1790 venne approvata la costituzione civile del clero che stabiliva un carattere pubblico per la funzione sacerdotale, gli ecclesiastici quindi dovevano giurare fedeltà allo stato, non tutti accettarono, e appoggiati dal papa crearono il clero refrattario, un movimento di dissidenza. La costituzione del 1791: intanto i lavori dell’assemblea continuavano e nel febbraio del 1790 venne riformata l’amministrazione, la Francia fu divisa in 83 dipartimenti, che a loro volta erano divisi in comuni,cantoni e distretti, e i funzionari del re sostituiti da sindaci e consigli cittadini. Dopo questa riforma non restava molto a Luigi XVI che attendeva di raggiungere la nobiltà reazionaria trasferita all’estero, e la notte tra il 20 e 21 giugno 1791 lui e la sua famiglia, travestiti da borghesi tentarono di fuggire, però venne riconosciuto al confine con il Belgio e riportato a Parigi. Il 3 settembre 1791 venne approvata la costituzione e queste furono le principali novità: la Francia diventava una monarchia costituzionale, i poteri erano separati così come voleva Montesquieu, il re e i suoi ministri dovevano rendere conto del proprio operato all’assemblea legislativa e il diritto di voto era concesso in base al censo: la dichiarazione del 1789 veniva approvata solo ai diritti civili. La nascita dei club politici: a Parigi ormai c’era la rivoluzione e la stampa finalmente priva di censura diede ampia diffusione al dibattito politico e nascevano i primi club che organizzavano movimenti di opinione. I club erano circoli privati dove i cittadini si riunivano per discutere di interessi comuni, nel 700 questi club erano diventati importanti centri di diffusione di ideali illuministiche, i più importanti erano: la società del 1789 fondata da La Fayette che aveva un ideale monarchico-costituzionale e moderato, i girondini, chiamati così perché provenivano dal dipartimento della Gironda,avevano posizioni democratiche e i giacobini con idee repubblicane ma democratiche, chiamati così perché si riunivano nella convento di San Giacomo, il rappresentante per eccellenza fu Robespierre. La differenza tra questi club era il rapporto con il Re, i moderati volevano creare una collaborazione tra parlamento e re mentre i giacobini avevano posizioni più radicali con soluzioni repubblicane. L’assemblea legislativa e la guerra: il 1° ottobre 1791 si riunì per la prima volta l’assemblea legislativa ed era composto da: 264 deputati con ideali monarchico-costituzionale chiamati “foglianti”,345 definiti incerti chiamati “Palude” e a sinistra 136 deputati giacobini o girondini con ideali repubblicane.

L’assemblea doveva fronteggiare una situazione critica, la svalutazione degli assegnati aveva portato all’aumento dei prezzi che aggravava la situazione dei meno abbienti e questo portò a delle rivolte. Inoltre la nobiltà in esilio spingeva Austria e Prussia a attaccare la Francia e nell’agosto del 1791 si schieravano in favore di Luigi XVI. Sulla guerra erano quasi tutti favorevoli perché si pensava che la guerra potesse rinforzare le conquiste rivoluzionarie, solo i giacobini di Robespierre. Il 20 aprile 1792 la Francia dichiarò guerra all’Austria che ricevette il sostegno della Prussia, la guerra andò subito a sfavore della Francia e dopo le prime sconfitte e l’atteggiamento ambiguo del re, che sperava in una sconfitta, spinse la popolazione a chiedere l’abdicazione e in questo periodo si creò il movimento dei Sanculotti. In seguito a questa rivolta la Prussia emanò un proclama dove minacciava di distruggere la capitale se il re non fosse stato reintegrato nelle sue funzioni, a questo punto i sospetti di un accordo con il nemico vennero confermati e: Robespierre chiese l’abdicazione del re e la nomina di una nuova assemblea a suffragio universale, il popolo di Parigi, schierato con Robespierre, proclamò la nascita di una comune insurrezione, il popolo arrestò il re e l’assemblea legislativa fu dichiarata decaduta e si stabilì l’elezione di una nuova assemblea detta convenzione.

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