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Economia e società del Regno di Spagna

In Spagna l'artigianato era debole, il commercio non decollava e l'agricoltura si reggeva su sistemi feudali e non veniva incentivata con investimenti produttivi. Il paese, insomma, era lontano dallo sviluppo economico conosciuto nello stesso periodo da Inghilterra e Paesi Bassi. La ricchezza della Spagna derivava sostanzialmente dall'oro e dall'argento delle colonie americane. Fu l'oro americano che consentì di mantenere un esercito formidabile e una flotta prestigiosa, che permise alla corte di vivere nel lusso e nello sfarzo. Al tempo stesso, però, la grande disponibilità di metalli preziosi alimentò una domanda di beni di consumo che la Spagna non era in grado di soddisfare. Aumentarono così le importazioni e quindi il trasferimento della ricchezza ai paesi stranieri produttori.
La Spagna, dunque, si abituò a vivere al di sopra delle proprie possibilità. Si affidò completamente a una fonte di ricchezza che evidentemente non era inesauribile e che non poteva durare a lungo senza essere investita in qualche attività produttiva. Un tale sistema procurò alla Spagna debiti enormi: durante il regno di Filippo II, infatti, per ben tre volte fu dichiarata la bancarotta dello Stato.

Non esisteva in Spagna una borghesia attiva, in grado di dare impulso allo sviluppo economico. I ceti privilegiati vivevano di rendita e l'abbodnanza di metalli preziosi alimentò ulteriormente la loro mentalità parassitaria. Il lusso e l'ostentazione ne divennero le caratteristiche tipiche: è questa l'origine del cosiddetto "spagnolismo": uno stile di vita fatto di apparenze sfarzose e di forme ossequiose.

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