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La Riforma nell'Europa del Sud

La Spagna, forgiata a un intransigente cattolicesimo dalla guerra secolare contro gli Arabi, non costituì un terreno favorevole alla diffusione del protestantesimo.
Anche in Italia il protestantesimo non riuscì ad affermarsi, ma le idee e gli scritti di Lutero circolarono e vennero discussi tra gli intellettuali. Le concezioni protestanti, infatti, vennero immediatamente diffuse dalle comunità valdesi, che sarebbero poi confluite nella Riforma (1532); protette a Ferrara da Reneta di Francia, la moglie del duca Ercole II d'Este, erano tollerata dal Governo veneto e dal vescovo di Capodistria, Pier Paolo Vergerio, che aderì presto alla Riforma, divenendo un acre polemista anticattolico. Inoltre per circa un ventennio la Riforma poté godere delle incertezze e delle debolezze dei suoi avversari: da un lato per la scarsa determinazione con cui i vari organi della Penisola perseguitavano le nuove eresie, non ignorando i vantaggi che ne potevano derivare; dall'altro, la richiesta dell'imperatore di un concilio impediva che la repressione si scatenasse con determinazione.

Ciò rese possibile il diffondersi del movimento evangelico, caratterizzato dalla speranza di poter modificare dall'interno la Chiesa cattolica. I circoli più importanti dell'evangelismo italiano si raccolsero a Verona presso il vescovo Giberti, a Roma attorno alla figura del cardinale Gaspare Contarini, a Napoli presso l'umanista spagnolo Juan Valdes, propugnatore di un programma di riforma di ispirazione erasmiana.
Gli evangelici finirono poi travolti negli anni Quaranta del XVI secolo dalle severe misure repressivev assunte dal papato per fronteggiare la diffusione del protestantesimo.

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