Assolutismo legislativo: il Ducato di Modena


• In Piemonte vengono sempre indicate di fianco alle norme la data di promulgazione delle varie norme e la provenienza, nelle varie edizioni tutto diventa organico. In questo caso non avviene, negli anni 50 troviamo tutti gli editti messi in ordine dal duca di Modena, dopodiché si arriva a una consolidazione organica con caratteri di semi completezza. C'è un'integrazione se si avvicina a un'estrema significazione. Una graduazione ampia delle fonti nello stato sabaudo, poi semplificazione prossima alla codificazione a Modena.
• Il Ducato vive sotto Francesco III un periodo di intense riforme: dal Supremo Consiglio di Giustizia alla revisione dell’intero sistema giuridico. Modena ha una bella università, la prima dopo Bologna costituita nel 12 secolo e si farà poi una riforma come succede a pavia e da altre parti. Francesco 3 vuole le riforme tanto che uno dei principali compilatori è Valdrighi che viene mandato nelle università tedesche che erano d'eccellenza per imparare le teorie del diritto naturale.
• Costituzioni modenesi o Codice estense (1771). Gli anni 70 sono quelli in cui si pongono in atto varie riforme precedute da una serie di interventi in materia di giurisdizionalismo. Lo stato tramite questi interventi dice la sua nel rapporto tra chiesa e stato e espropria la forza della chiesa a favore dello stato stesso. Riattribuzione dei poteri che prima erano esercitati dalla Chiesa ingiustamente.
• Dualismo del sistema delle fonti normative fondato sulle:
1 Costituzioni modenesi
2 Diritto comune come diritto sussidiario
• Sono abrogati gli statuti del Ducato, incorporati nel testo ‘ducale’. C'è la volontà di riassorbire tutti gli statuti nella legislazione, si prende il complesso degli statuti modenesi che erano parecchi e si controllano e uniscono. C'era già stata un'uniformazione degli statuti per territorio, ad esempio in Toscana. Viene abolita la possibilità di richiamo al diritto statutario, il giudice può richiamare le costituzioni modenesi, molto romanizzate e il diritto comune come diritto sussidiario. Avanguardia di una politica illuministica. Poi c'è la codificazione del 1771.
• Il Supremo Consiglio di Giustizia svolge funzioni di ‘interpretazione autentica’. La corte sovrana era la voce del sovrano e i compiti di interpretazione autentica vengono attribuiti. Viene introdotta una novità tecnologicamente rilevante, viene stabilito l'obbligo di pubblicazione con pubblicazioni annuali o periodiche di tutte le decisioni in modo che venissero portate a conoscenza di tutte.
 
• Nel 1774 a Napoli, ambiente conservatore, Ferdinando di Borbone emana una serie di spacci tannucciari, da Bernardo Tanucci, si tratta di un toscano. Incomincia ad esserci una grande circolazione di funzionari da un capo all'altro della penisola, una caratteristica di quest'epoca che sarà molto coltivata in Lombardia, è quella di assicurare una mobilità all'interno dei circuiti di riforma. Il toscano non sarà sensibile alle istanze locali. C'era una vischiosità di pressioni di tio locale e quando bisognava informare doveva venire uno dall'esterno che con mente libera poteva riformare tranquillamente.
Verrà bollato da Pietro Verri come uno zoticone. Pregiudizio da una parte e volontà di trovare per altri sentieri la persona che potesse informare bene.
Ferdinando di Borbone vieta la possibilità di ricorso alle citazioni e introduce l'obbligo di motivazione delle sentenze.
In alcune corti c'era già quest'obbligo. Per il consilium sapientis non c'era l'obbligo di motivazione. La parte che impugnava spesso faticava a capire i motivi per cui impugnava, non c'era un obbligo di inserire le motivazioni.
Si verifica un conflitto tra il sovrano e i magistrati che non ci pensano nemmeno a motivare le sentenze, e i giudici napoletani non motivano fino agli anni 90. Filangieri scrive nel giro di pochissimo un pamphlet a favore di questi provvedimenti tannucciari (??). La magistratura napoletana si ribellò apertamente e non esitò a scrivere dei libelli contro questo provvedimento, veniva lesa la dignità dei magistrati stessi, dato che si ritenevano in possesso della divina sapienza. Non sopportavano di essere offesi dalla maestà di Ferdinando di Borbone . È un conflitto istituzionale apertissimo che si sviluppa dal 1774 per una serie di anni.
 
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