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La conquista spagnola dell’America


Una volta terminata l’esplorazione delle nuove terre, era giunto il momento di impadronirsene. La monarchia spagnola affidò il relativo incarico ai “conquistadores”, messi a capo di piccoli eserciti. Il loro obiettivo era di conquistare con la forza e la violenza i nuovi territori e preparare tutto quanto sarebbe servito per accogliere i futuri coloni spagnoli. Essi consentirono la diffusione in Europa del mito che l’America fosse una specie di terra promessa in cui la ricchezza era alla portata di tutti.
I conquistadores erano degli “hidalgos” ( cioè figli cadetti dei feudatari e quindi esclusi dall’eredità dei propri genitori), abituati fin da piccoli ad essere violenti e fanatici dal punto di vista religioso. I loro comandanti furono: Hernàn Cortés e Francisco Pizarro. Cortès, con inaudita violenza, fu responsabile del crollo dell’impero atzeco e per questo il re di Spagna lo nominò “vicerè della Nuova Spagna”. Pizarro, insieme a Diego Almagro, con un uso spietato ed indiscriminato della forza, ridussero a cenere l’Impero degli Inca, fondando la città di Lima, come nuova capitale del vicereame spagnolo del Perù
I conquistadores costrinsero gli indigeni alla massacrante raccolta di oro che si trovava solo setacciando l’acqua dei fiumi. A questo tipo di sfruttamento, si aggiunsero le conseguenze di alcune malattie portate dagli Spagnoli, sconosciute in America quali il morbillo, il tifo e la stessa influenza. Non avendo le difese immunitarie necessarie, gli indigeni furono decimati. Per ragioni diverse, e comunque in tempi brevissimi, uno ad un o tutti gli imperi appartenenti alla civiltà pre-colombiana crollarono: quello atzeco, quello maya e quello inca. Alla loro caduta contribuirono diversi fattori:
1) la superiorità delle armi usate dagli Spagnoli
2) l’uso in battaglia di animali sconosciuti agli indigeni come i cavalli e i cani feroci
3) lo scoraggiamento generale dei popoli indigeni di fronte alle sconfitte e all’uccisione dei loro imperatori che veniva interpretata come un segnale degli dei.
La conquista spagnola cancellò le civiltà degli Indios (come venivano chiamati dagli Spagnoli stessi) e causarono un forte calo demografico. Il lavoro a cui gli indigeni venivano sottoposti era talmente massacrante che molti Indios preferivano lasciarsi morire di fame. Ad un certo punto, la situazione diventò talmente grave che Carlo V, decise di intervenire, modificando in parte le leggi che riguardano il lavoro degli Indios. Però gli effetti pratici delle leggi in difesa degli Indios furono esigui anche perché molto spesso esse non venivano applicate.
Al contrario di quando accadde nelle colonie portoghesi, gli Spagnoli si trasferirono in massa nelle nuove terre sostituendo la loro organizzazione sociale e politica a quella degli indigeni. Nelle colonie americane essi deportarono anche gli schiavi neri il cui commercio era particolarmente redditizio, ma degradante. Gli Spagnoli fondarono nuove città su modello di quelle della madre patria e il re di Spagna affidò le terre ai coloni sotto forma di godimento: pur non essendone proprietari, essi avevano il diritto di ricavarne il maggior guadagno possibile. Sorsero così grandi piantagioni di caffè, cotone, zucchero e tabacco a cui si aggiunsero anche coltivazioni di prodotti provenienti dall’Europa che, però, era possibile coltivare anche nelle terre da poco scoperte. Contemporaneamente a questo sfruttamento su larga scala, si procedeva alla cristianizzazione degli indigeni soprattutto ad opera dei Gesuiti e dei Domenicani. A volte, essi venivano convertiti al Cristianesimo per forza e chi rifiutava era torturato e ucciso.
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