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Commercio e Finanza

Il commercio intercontinentale ebbe un grande sviluppo grazie all’apertura di nuove rotte commerciali con l’Asia e con l’America e alla creazione di un nuovo grande mercato, costituito dalle colonie europee in America. In alcuni Paesi, come l’Inghilterra e l’Olanda, esso divenne un’attività economica trainante, cioè in grado di favorire una crescita economica generale. Il commercio infatti forniva grandi ricchezze, che potevano essere reinvestite nelle attività artigianali o agricole.

Tra il XVI e il XVII secolo vi fu anche uno sviluppo del commercio interno all’Europa, garantendo l'aumento della quantità di prodotti scambiati. La crescita della domanda interna dipese sia dall’aumento di popolazione sia dall’arrivo di ingenti quantità d'oro e argento dall’America: molti nobili e mercanti erano possessori di grandi ricchezze che in parte vennero spese per acquistare prodotti di lusso. Questa crescita della domanda di prodotti (agricoli e artigianali) generò un generale aumento dei prezzi.

Vi fu anche un grande sviluppo della finanza, ma, come era già avvenuto nel Medioevo, molte banche private fallirono per il rifiuto dei re di Francia, Spagna e Portogallo di pagare i propri debiti (1557). Allora molti Stati, per garantire una maggiore sicurezza a chi depositava denaro e pr avere una maggiore disponibilità di fondi, crearono banche pubbliche prima in Italia (Banco di San Giorgio a Genova, 1586; di Ribalto a Venezia, 1587; di San Ambrogio a Milano, 1593), poi in altri Paesi europei (Banca dei cambi di Amsterdam, 1609; Banca di Amburgo, 1619).

Per favorire il commercio, i governi si sforzarono di migliorare i trasporti, sviluppando la rete stradale, e fecero costruire canali, tra cui il più importante fu il canale del Mezzogiorno (Canal du Midi) in Francia, portate a termine nel 1680, con un sistema di 119 chiuse.


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