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Carlo I Stuart

Quando nel 1625, Carlo I Stuart salì al trono, la situazione dell’Inghilterra era grave perché i rapporti fra monarchia e Parlamento erano molto tesi, conseguenza dell’atteggiamento tenuto dal suo predecessore e padre, Giacomo I. Il sovrano pensa di risolvere la situazione inviando un aiuto agli Ugonotti francesi che Richelieu stava assediando a La Rochelle. In questo modo, però, occorreva chiedere un finanziamento al Parlamento il quale come sfida, nel 1628, approvò la Petizione dei diritti: venivano riaffermati i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale inglese e soprattutto si dichiarava illegale ogni esazione di denaro ai cittadini da parte del re senza l’approvazione del parlamento. La reazione di Carlo I fu identica a quella del padre perché per ben 11 anni evitò di convocare il Parlamento. Da questo momento in poi la politica di Carlo I fu di stampo assolutistico: servendosi del conte di Strafford e del vescovo Laud, iniziò a perseguitare i puritani i quali furono costretti a lasciare l’Inghilterra e a stabilirsi in America dove formarono delle colonie che in futuro avrebbero costituito le basi degli Stati Uniti.
La politica repressiva di Carlo I contro i puritani fece nascere il sospetto che avesse simpatie per i cattolici e che avesse intenzione abolire la religione protestante e quando cercò di imporre le sue vedute anche alla calvinista Scozia, quest’ultima reagì insorgendo e minacciando di invadere l’ Inghilterra. Di fronte a tale pericolo, Carlo I fu costretto a chinarsi alla volontà del Parlamento, accettando di limitare fortemente il potere monarchico. Nasceva così il regime parlamentare e costituzionale inglese. Ma i contrasti con il Parlamento non erano finiti soprattutto quando cominciò ad essere trattato il problema ecclesiastico. Il Parlamento, chiamato Lungo Parlamento, si scisse fra coloro che sostenevano i vescovi e coloro che, invece, sostenevano l’abolizione del vescovato che tradotto in termini politici significata contrasto fra coloro che sostenevano la necessità di un forte potere monarchico e coloro che intendevano ridurre la corona a semplici funzioni decorative. Quando giunse la notizia che i cattolici scozzesi avevo massacrato molti protestanti inglesi, Carlo I pensò di sfruttare la situazione per tornare al potere assoluto di un tempo e tentò un colpo contro il Parlamento, manifestando la volontà di far arrestare tutti coloro che nel tempo si erano opposti alla corona. Londra insorse per difendere il parlamento, Carlo I fu costretto alla fuga (1642) ma cominciò a radunare un esercito per sottomettere il Parlamento e Londra con la forza. Era l’inizio della guerra civile fra i Cavalieri, partigiani del re, e le Teste Rotonde, partigiani del Parlamento. Le operazioni furono inconcludenti per lo sbando dei mercenari di fronte ai cavalieri della nobiltà e per la mancanza di volontà degli aristocratici di essere costretti a lottare contro persone del loro stesso rango. Inoltre il re non aveva i mezzi finanziari per alimentare la guerra e contava di rientrare a Londra facendo leva sulla stanchezza dell’avversario. Con l’intervento di Oliver Cromwell e della sua New Model Army, la situazione cambiò: i realisti furono sbaragliati e lo stesso Carlo I fu fatto prigioniero (1647). La situazione prese un’ulteriore ed inaspettata piega a seguito dell’intervento di Cromwell contrario a posizioni di democrazia integrale e a qualsiasi attentato alle proprietà privata: furono cacciati dal Parlamento coloro che erano contrari alla concessione di una piena libertà religiosa, Carlo I fu portato in giudizio perché causa della guerra civile che tanto sangue aveva visto sparso e fu mandato al patibolo. Nel 1649 veniva instaurato un regime repubblicano con il nome di Commonwealth. Con violenza furono repressi una rivolta cattolica inglese e un tentativo dei partigiani scozzesi degli Stuart di mettere sul trono il figlio di Carlo I.
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