Video appunto: Uguaglianza giuridica e prerogative aristocratiche
L’uguaglianza giuridica è un diritto universale, che l’uomo possiede in quanto tale. Nelle società dell’antico regime, tuttavia, non vigevano ancora i principi dell’universalità e dell’inalienabilità dei diritti naturali, che si affermeranno soltanto a seguito della rivoluzione francese e inglese.
Tale mancanza è ascrivibile alla struttura sociale del tempo, costituita da diversi ordini, non più caratterizzati da distinzioni meramente economiche, quanto giuridiche. L’appartenenza a uno di questi ceti garantiva differenti privilegi (ossia esenzioni rispetto alla norma), per loro natura elitari, oltrechè molteplici e diversi in funzione dello stato stesso. In conclusione, al contrario di quanto rivendicarono Rainborough e Sexby durante i dibattiti di Putney, durante l’Ancien Régime non si badava all’individuo e ai suoi diritti naturali, bensì alla comunità, alla corporazione, allo Stato e alle loro rispettive prerogative.

L'aristocrazia assieme al clero negli “ordini privilegiati”, per cui godeva di svariati vantaggi di diversa importanza, anche simbolica (come recare con sé la spada o possedere posti riservati nelle cerimonie pubbliche). In generale, i nobili potevano usufruire dell’esenzione dalle tasse e della possibilità di essere giudicati da giudici aristocratici, ma esistevano ulteriori prerogative, che variavano in funzione del tipo di nobiltà: in Francia alla nobiltà di toga era concesso l’accesso esclusivo a determinate cariche pubbliche, mentre a quella di spada erano destinati i vertici dell’esercito. L’aristocrazia terriera poteva, inoltre, contare sui cosiddetti “diritti signorili”, derivanti dalle proprietà (che venivano esercitati sulla terra come sugli uomini, in particolar modo nell’Europa orientale) e sull’integrità dei propri possedimenti, protetti da due istituti giudiziari (Maggiorascato e Fedecommesso), che da un lato ne conservavano l’unità e dall’altro li vincolavano.