pexolo di pexolo
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[h2]Costituzione dell’anno I (1793)[h2]

Prodotta dalla fase radicale della Rivoluzione, essa introduce il suffragio universale maschile: tutti i maschi adulti francesi partecipano all’elezione, non c’è più il voto censitario; tutti hanno diritto a partecipare alla vita politica, non solo chi contribuisce finanziariamente, per il semplice fatto di essere francesi (discende da un’applicazione più coerente della Dichiarazione universale dei princìpi dell’uomo e del cittadino e del principio di eguaglianza). Mentre la prima fase era più legata alla libertà (Liberté), questa è più legata all’eguaglianza (Égalité) del popolo. Si prevede un sistema uninominale, cioè che dentro ogni collegio elettorale c’è uno scontro faccia a faccia tra i candidati e quindi un controllo più efficace dell’elettore sui candidati stessi. Si crea un sistema monocamerale, in quanto il legislativo viene assegnato ad un’unica assemblea. Si introduce un referendum popolare, cioè l’ipotesi che si possa tornare al popolo, al suffragio universale, per alcuni tipi di decisioni particolarmente importanti della vita politica. Vengono introdotti una serie di diritti (al lavoro, alla sussistenza, all’insurrezione), per cui si ampliano non solo i diritti politici ma anche quelli sociali. Questa Costituzione non viene mai applicata, mai i Francesi hanno votato su quella base, perché nel frattempo arriva il Termidoro e cade il governo della Convenzione e il suo comitato esecutivo. Comunque, essa diventa il mito delle generazioni successive, dei rivoluzionari dell’800, che tornano a riproporre quel modello che non si era riusciti ad applicare in quella circostanza.

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