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In Francia Napoleone III con il colpo di Stato del 1851 aveva restaurato il suffragio universale; gli elettori pronunciarono un pacchetto che prevedeva per la sua persona una mandato decennale ed un sistema bicamerale con una Camera elettiva, un Senato nominato, ed un esecutivo non vincolato dal voto della Camera. Gli elettori approvarono a larga maggioranza e nel 1852 venne promulgata una Costituzione basata su tali principi. Napoleone si dichiarò imperatore ed intraprese una politica autoritaria, lasciando alcune concessioni, assieme ad un’incisiva politica estera. Nel 1864 riconobbe il diritto di sciopero per poi concedere una relativa libertà di stampa; ma nel 1870 scoppiò la guerra fraco-prussiana e la Francia nel settembre dello stesso anno capitolò. Napoleone fu fatto prigioniero e per non arrendersi davanti ai prussiani i parigini proclamano la Repubblica, costituirono la Comune di Parigi (di cui Marx scrisse un elogio definendola una forma embrionale di una democrazia non parlamentaristica, alle cui dipendenze vi erano rappresentanti del popolo che percepivano salari uguali a quelli degli operai, e che potevano essere destituiti in qualsiasi momento), una forma di autogoverno cittadino guidato da blanquisti, proudhoniani e socialisti rivoluzionari. La Comune venne schiacciata violentemente dal governo provvisorio di Thiers, che si era intanto insediato a Versailles.

Nel 1875 venne edificata in Francia la terza repubblica, che prevedeva un sistema bicamerale con una camera eletta a suffragio universale ed un presidente della repubblica eletto da due rami de parlamento. Il governo non rispondeva al presidente, ma alle assemblee legislative che determina vano diversi cambi dell’esecutivo, favorendo l’instabilità politica.
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