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Territorialità e personalità del diritto

Nei regni romano-barbarici che si crearono nel corso del V e del VI secolo, accanto ai “barbarici” continuava a vivere la popolazione romana, con i molti, non facili problemi che da questa convivenza derivavano. Sul piano giuridico, questa situazione diede luogo a un nuovo, interessante e complesso sistema di diritto. In questi nuovi regni, infatti, Romani e Germani continuavano ad applicare, indipendentemente gli uni dagli altri, le proprie leggi. Questo accadeva nel rispetto del principio detto della “personalità” del diritto, in base al quale i rapporti tra le persone non erano regolati dalla legge del territorio dove queste si trovavano (sistema della “territorialità” del diritto), ma in base alle regole del proprio diritto nazionale.

In una prima fase, i sistemi giuridici dei “barbari” erano prevalentemente basati su antiche consuetudini. Vivendo a contatto con i Romani, peraltro, essi assimilarono l’idea che la fonte privilegiata del diritto fosse lo Stato e si diedero a loro volta delle leggi. Queste leggi, emanate dai loro capi, vennero chiamate “leggi barbariche”.

Nel territorio in cui si erano stanziati i Visigoti (Sud della Francia e Nord della Spagna), per esempio, i loro capi emanarono una legge chiamata lex Wisigothorum, il cui primo nucleo risale alla metà del V secolo e la cui funzione era appunto quella di regolare i rapporti tra Visigoti.
I rapporti tra i Romani in territorio visigoto, dunque (sempre in applicazione del principio della personalità del diritto), continuarono a essere regolate dal diritto romano. Ovviamente però numerosi e spesso importanti rapporti rapporti giuridici venivano conclusi anche tra Romani e Visigoti. Rimanevano, dunque, il problema di regolare anche questi rapporti.
A questo scopo, nel 505 il re Alarico II emanò una legge apposita, chiamata lex Romana Wisigothorum

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