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Le vicende della Chiesa romana e del papato dalla fine del XIII secolo


Qui sotto viene riportato un quadro cronologico-sintetico, esplicativo delle vicende del Papato e della Chiesa di Roma a partire dal 1300, sino alle soglie della Riforma luterana, che va ad intersecarsi con quei fenomeni sociali di ribellione, fanatismo ed utopia religiosa, che abbiamo denominati millenarismo e nei quali spesso i contadini e gli artigiani in rivolta vedevano una via di speranza, di salvezza spirituale e di riscatto sociale.
1295-96: Benedetto Caetani, papa Bonifacio VIII nato ad Anagni, avvia la sua attività di governo pontificale, sino all’11 ottobre 1303. Persegue un programma di accentramento della Curia cristiana nello stato della Chiesa romana.
Nel 1296 l’enciclica Clericos laicos proibisce a tutti gli ecclesiastici di pagare indennità ai sovrani senza l’autorizzazione papale. Nel 1300 bandisce il Giubileo.
1301-03: s’inaspriscono i contrasti con FilippoI IV re di Francia, detto il Bello, dopo l’arresto dell’abate Bernardo Saisset, protetto dal papa Bonifacio, che per reazione sospende i benefici concessi al sovrano francese nel conflitto con Edoardo I d’Inghilterra. Filippo IV accusa il papa di eresia e riuniti gli Sati Generali ottiene il giuramento di fedeltà di baroni e vescovi francesi contro il papato romano.
Bonifacio emana la bolla Unam Sanctam dove afferma la sua dottrina teologico-politica, fondata sulla plenitudo potestatis della Chiesa romana. La Chiesa ha una doppia natura come Cristo, umana e spirituale e quindi il corpo politico è parte integrante del corpo spirituale di cui il papa è l’incarnazione assoluta e infallibile.
Nel 1303 Filippo IV e Guglielmo di Nogaret suo viceministro e consigliere inviano una missione in Italia affidata all’emissario Filippo di Nogaret e ad alcuni esponenti in esilio della famiglia aristocratica romana dei Colonna: questi imprigionano il papa e cercano di condurlo in Francia per processarlo con l’accusa di eresia. Bonifacio è schiaffeggiato e offeso da Sciarra Colonna, ma il popolo di Anagni interviene a suo favore per evitarne l’arresto.
Il 18 settembre 1303 Bonifacio viene scortato a Roma dove muore l’11 ottobre.
1303-04: breve pontificato di Benedetto XI che cerca una riappacificazione con il sovrano francese per limitare l’accresciuta influenza francese a Roma e in Italia.
1305-09: Bertrand de Got viene eletto papa con il nome di Clemente V e si fa incoronare a Lione alla presenza di Filippo il Bello. Dal 1309 si trasferisce ad Avignone città sicura perché appartenente ai Conti d’Angiò, sovrani di Napoli, vassalli fedeli della Chiesa e vicina ad altri territori ecclesiastici. Cerca di mantenere buoni rapporti con Filippo IV, di allontanarsi da Roma città poco sicura, nomina 9 cardinali francesi e dà inizio ad una politica ecclesiastica filo francese. Acconsente alla feroce persecuzione e soppressione dell’ordine dei Templari, accusati di eresia, voluta da Filippo IV per espropriarli dei loro beni e ricchezze, accumulate nel corso delle imprese militari in terra santa e non solo. Nel 1309 inizia la cosiddetta Cattività Avignonese, cioè la lontananza della sede papale da Roma che durerà sino al 1377 circa.
1316-27: il successore Giovanni XXII risiede nel palazzo vescovile di Avignone che viene ingrandito e decorato nel periodo del conflitto con Ludovico il Bavaro e Federico d’Asburgo, per il possesso del trono tedesco. Il papa si schiera a favore dell’Asburgo, rivendicando a sé il diritto di approvazione regia e del vicariato imperiale in Italia. Nel 1324 Ludovico scomunica il papa accusandolo di eresia per le posizioni assunte contro le tesi della povertà assoluta di Gesù e degli apostoli, affermate dagli Spirituali francescani e dai movimenti millenaristi.
1327 Ludovico scende a Roma e si fa incoronare imperatore da Sciarra Colonna e nomina un primo antipapa, Niccolò V. Quest’ultimo però nel 1330 si sottomette al papa di Avignone e rinuncia al suo ufficio.
1334: il successore di Giovanni, Benedetto XII prendendo atto dell’impossibilità di ritornare in Italia amplia il palazzo vescovile, trasformandolo in una residenza duratura per i papi e gli uffici curiali. Ha un rapporto difficile con i Francescani spirituali e i cosiddetti Fraticelli e non riesce a porre termine al conflitto con Ludovico il Bavaro.
1348: Clemente VI successore di Benedetto, compra Avignone da Giovanna d’Angiò regina di Napoli, ingrandisce di nuovo il palazzo che diviene un edificio imponente, una vera e propria corte che attira letterati e artisti, amministratori fiscali, finanziari e giudiziari.
Fallisce il tentativo di pacificazione tra Francia ed Inghilterra, che nel 1337 diedero inizio alla cosiddetta Guerra dei 100 anni.
Con l’aiuto di una parte della nobiltà romana a sé fedele riesce ad allontanare Cola di Rienzo, che con un colpo di stato si era posto a capo dell’amministrazione della città.
1362-78: si succedono i papi Innocenzo VI, Urbano V e Gregorio XI.
Il primo, Innocenzo VI, media tra Francia ed Inghilterra per la pace di Bretigny (1360) e non si oppone alla Bolla d’Oro emanata da Carlo VI di Lussemburgo per riordinare l’elezione regia in Germania. Affida al cardinale Egidio Albornoz il compito di recuperare i territori dello stato pontificio resisi indipendenti. Albornoz emana le Costituzioni egidiane, atte a fornire un fondamento giuridico unitario ed accentratore per garantire la giurisdizione territoriale e maggiore sicurezza per un’eventuale ritorno del papa a Roma.
Il secondo, Urbano V, nel 1367 cerca di fare ritorno a Roma, dove un anno dopo accoglierà l’imperatore d’Oriente Giovanni V Paleologo, anche se fallirà il tentativo di riunificazione della Chiesa occidentale con quella orientale. I continui disordini a Roma, l’ostilità dei Visconti di Milano e la rivolta di Perugia, lo inducono a far ritorno ad Avignone.
Il terzo, Gregorio XI, nel 1376 intraprende un lungo viaggio verso Roma dove entra il 7 gennaio 1377, mentre mercenari svizzeri al comando del cardinale Roberto da Ginevra reprimono nel sangue le rivolte scoppiate nell’Italia centro-settentrionale che non accettano la presenza di un papa straniero a Roma, vista come un’ingerenza politica della Francia.
1378-79: alla morte di Gregorio viene eletto papa un cardinale italiano, Bartolomeo Prignano, acclamato dal popolo di Roma, per evitare l’elezione di un altro cardinale francese, con il nome di Urbano VI.
Si sviluppano intanto le idee conciliariste che ritengono l’assemblea dei vescovi superiore all’autorità assolutistica del papa. Il papa quindi viene deposto e viene nominato Clemente VII, un antipapa, il secondo, che si insedia ad Avignone nel 1379. Si determina a questo punto lo Scisma o Grande Scisma d’Occidente, con due papi legittimamente eletti, ma rappresentanti di differenti schieramenti politici ed economici, oltre che linguistici e nazionali. Lo Scisma durerà sino al 1417.
1409: anno di inaugurazione del primo dei tre Concili, fondamentali per il riassetto della Chiesa cattolica, quello di Pisa. Qui viene eletto un terzo papa, perché i due precedenti eletti a Roma ed Avignone, vengono considerati eretici e scismatici; si tratta dell’arcivescovo di Milano, Alessandro V. Tale decisione però viene presa non considerando gli altri 2 papi in carica Gregorio XII (dal 1406) e Benedetto XIII antipapa ad Avignone dal 1394.
1415-17: Concilio di Costanza dove i conciliaristi emettono un documento la Haec Sancta, secondo cui il concilio universale riceve il suo potere direttamente da Cristo e deve esercitarlo su tutti i fedeli compreso il papa. Su tale premessa rivoluzionaria viene eletto papa Martino V, cui viene imposta la convocazione del concilio dopo 5 anni e dopo 7 la rinuncia e la riduzione delle ricchezze dei benefici e delle prebende di cui godeva la Chiesa.
1431-47: Eugenio IV eletto papa durante il Concilio di Basilea ne impone il trasferimento in Italia invitando a parteciparvi anche i teologi e prelati greci per celebrare la riunificazione delle chiese d’Occidente e d’Oriente. I conciliaristi si oppongono, restano a Basilea ed eleggono l’antipapa Felice V nel 1440. I riformatori non riescono a trovare una linea comune per cui finiscono con il piegarsi alla disciplina imposta dal papa romano Niccolò V nel 1447. Interessi economici e politici di potenti famiglie aristocratiche condizionano lo spirito riformatore dei conciliaristi; auspicano, infatti, una gestione unitaria del potere ecclesiastico affidata all’autorità indiscussa e assoluta del papa. Le monarchie europee, d’altra parte, pensano la medesima cosa e preferiscono che a Roma vi sia un rappresentante unico del potere religioso, per non alterare privilegi sociali e assetti politici e territoriali consolidati, i quali si reggevano, anche, sulle assegnazioni di benefici e titoli gestita dal potere pontificio.

1458: il papa Pio I approfittando di un’atmosfera culturale e politica antiriformatrice e filo papale emana la bolla Execrabilis che riafferma la supremazia papale e ridimensiona il concilio solo ad organo consultivo in materia di fede. Prende avvio il fenomeno del Nepotismo che avrebbe rafforzato il casato dei singoli papi e il loro potere personale, tramite la compravendita di titoli e privilegi e la redistribuzione di cariche, ruoli di prestigio e potere all’interno della Curia, ma anche delle principali famiglie aristocratiche delle Corti europee.
1471-84: il papa Sisto IV della Rovere proclama cardinali 6 nipoti e parenti ed istituzionalizza la figura dei cosiddetti cardinali-nipoti. Questa politica di potere, corruzione e intrighi sarà il terreno avvelenato in cui attecchiranno le radici dell’assolutismo, del conservatorismo, dell’autoritarismo a cui un pensiero di rinnovamento spirituale e poi anche politico cercheranno di far fronte: il rinascimento italiano e la riforma protestante tedesca, soprattutto, determineranno una svolta fondamentale nel processo di modernizzazione dell’Europa.

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