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La sopravvivenza delle credenze pagane
Un’epoca storica non è caratterizzata soltanto da ciò che viene prodotto o pensato dalle persone, ma anche dal modo in cui esse vedono il mondo attorno a sé. La cultura europea moderna, che è eminentemente scientifica, considera la realtà in termini esatti, secondo leggi fisiche; la cultura medievale era invece caratterizzata da una particolare visione del mondo di tipo pre-scientifico. In altre parole, gli uomini e le donne del primo Medioevo non erano solo ossessionati dalla carestia, o dalla peste, o dalle incursioni degli Arabi; essi si credevano anche circondati d presenze soprannaturali che, per quanto non concretamente percepibili, erano tuttavia sentite come vere e reali.
L’umanità medievale riteneva di doversi quotidianamente confrontare con demoni, streghe, animali strani e altre entità invisibili.

Tutto ciò in passato è stato liquidato in modo sbrigativo dagli storici come il risultato di mere superstizioni, maturate in un epoca di declino culturale. In realtà, soprattutto durante l’Alto Medioevo si realizzò un fenomeno di enorme importanza, dal punto di vista della storia della cultura: venne rimosso almeno ufficialmente il mondo pagano, popolato da dèi, ninfe invisibili e magiche delle foreste e dei boschi ( tipici, questi delle antiche civiltà germaniche); tuttavia tutti questi esseri magici dalle sue più lontane origini, non scomparvero nel nulla.
Essi, infatti continuarono a vivere e a esistere nell’immaginario collettivo mescolandosi con elementi cristiani e diedero origine a un pullulare di credenze e di leggende che agirono in modo sotterraneo, ma decisivo, su vari aspetti della civiltà medievale).


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