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La “morte” dello Stato
Com’è facile capire, il sistema basato sul rito dell’investitura (la pratica di concedere dei benefici durante delle cerimonie) condusse a una specie di morte dello Stato, così come era stato concepito nell’età antica.
L’amministrazione centrale e periferica, la burocrazia, l’esercito come espressioni di un’autorità pubblica tesero a scomparire, sostituiti da una fitta, ma disorganica rete di rapporti personali di dipendenza che – più che una piramide, come è stata talvolta descritta – costituiva una specie di rete che avviluppava la società.
Insieme alla concessione di terre come beneficio, il sovrano delegò infatti anche parte dei poteri pubblici, come quello di riscuotere alcune imposte o di amministrare la giustizia. Si creò quindi una commistione sempre più stretta tra sfera privata e pubblica, tra potere economico derivante dal possesso della terra – in proprietà, o come beneficio – e autorità politica


Va pur detto, però, che dal punto di vista storico il feudalesimo riuscì a surrogare in qualche modo i poteri dello Stato, Soprattutto dove questo per la sua debolezza era inesistente: in mancanza di una forte amministrazione centrale, di una burocrazia, di un esercito, insomma di tutto ciò che aveva fatto la forza dello Stato romano, il sistema del vassallaggio riempì il vuoto creando perlomeno una miriade di centri di potere radicati sul territorio.

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