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La rinascita della cultura

Nel Medioevo solo i monaci, i sacerdoti e alcuni nobili erano istruiti. Il resto della popolazione, invece, non riceveva nessun tipo di educazione. Questa situazione cambiò radicalmente all’interno del Comune, dove per operare nel commercio o nel governo della città occorreva avere un’istruzione. Il mercante vedeva aumentare le sue ricchezze solo s sapeva amministrare bene il suo denaro, ma per far questo doveva saper leggere e scrivere, conoscere la contabilità e le tecniche di registrazione delle merci. Per soddisfare queste esigenze, il nuovo ceto sociale della borghesia, formato da banchieri e mercanti, organizzò delle scuole pubbliche, dove si poteva ricevere un’istruzione e imparare i diversi mestieri. Occorreva inoltre preparare i notai, gli esperti di diritto, i medici. Per questo nelle città del XIII secolo nacquero le università. Le prime furono quella di medicina a Salerno, quella di teologia a Parigi e quella di diritto a Bologna. Nel periodo feudale, la lingua ufficiale, cioè il latino, era studiato solamente nelle scuole ecclesiastiche. La maggior parte della popolazione non sapeva né leggerlo né parlarlo in modo corretto, ma utilizzava una specie di dialetto composto da parole e frasi latine pronunciate differentemente nelle varie regioni italiane. In seguito alle invasioni barbariche e ai contatti con Arabi e Bizantini, nella lingua parlata dal popolo furono introdotti termini di provenienza straniera. Il latino, parlato oramai da poche persone, perse importanza. Intorno all’anno Mille cominciarono quindi a diffondersi le lingue neolatine , derivate dai modi diversi di parlare il latino nelle varie regioni e arricchite da molte parole di origine straniera. Queste nuove lingue furono chiamate anche volgari, perché erano parlate dal popolo. Poeti e scrittori cominciarono a sentire il desiderio di scrivere poesie e racconti nella nuova lingua volgare, anziché in latino. Dan Alighieri scrisse in volgare fiorentino la Divina Commedia, un lungo poema considerato l’opera massima della nostra letteratura: per questo Dante è ritenuto il padre della lingua italiana. Il toscano divenne la lingua letteraria italiana.

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