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Potere imperiale - 476-1200


Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente sul territorio europeo si verificarono due serie di ondate migratorie, la prima nel IV secolo e la seconda nel X. Le popolazioni che si stabilirono sui vecchi territori dell’Impero si organizzarono servendosi delle strutture amministrative romane. Fra tutti i popoli “barbari” furono i Franchi ad integrarsi maggiormente con i romani, anche perché furono i primi a convertirsi al Cristianesimo. La potenza di questo regno si incrementò con il tempo e nell’800 Carlo Magno fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero. In questo periodo il potere dell’Imperatore era confermato dal Papa, infatti, fu Leone III a incoronare Carlo Magno. Alla morte di Carlo Magno nessuno dei suoi eredi fu in grado di sostituirlo e nell’887 ebbe fine la dinastia Carolingia.
Dopo la fine della dinastia Carolingia, la corona imperiale è detenuta prima dalla casa di Sassonia, poi dalla casa di Franconia e infine dalla casa di Svevia. Nel 962 fu incoronato imperatore Ottone I, un rappresentante della dinastia sassone. Con lui cambiò il rapporto tra potere temporale e potere spirituale, infatti, egli con il “Privilegium Othonis” stabilì che l’elezione del Papa dovesse essere convalidata dall’Imperatore. I successori di Ottone I proseguirono con questa politica, fino a Enrico II con cui si estinse la dinastia di Sassonia. L’egemonia del sovrano venne meno nel 1075, anno in cui regnava Enrico IV di Franconia, in quanto il Papa Gregorio VII emanò il “Dictatus papae” con il quale dichiarò il Pontefice superiore a qualsiasi altra autorità. L’imperatore Enrico IV inizialmente respinse questa proclamazione destituendo il Pontefice, ma il Papa lo scomunicò. Dopo la scomunica fu abbandonato da molti feudatari tedeschi, che volevano approfittare della situazione per sottrarsi alla sua autorità. Allora Enrico IV si recò come penitente a Canossa, ottenendo il perdono del Pontefice. Questo non diede fine alla lotta che si concluse nel 1122 con il concordato di Worms stipulato da Enrico V e da Callisto II. Alla morte di Enrico V si scatenò una durissima lotta per la successione al trono imperiale. Emersero due schieramenti i guelfi, sostenitori della casa di Baviera, e i ghibellini, sostenitori della casa di Svevia. La pace giunse solo con l’avvento al potere di Federico I di Svevia nell’anno 1152. I Comuni del Nord Italia approfittarono della debolezza dell’autorità imperiale, per acquisire maggiore autonomia. Federico, che mirava a riacquistare il controllo dell’Italia, si fece incoronare Re d’Italia a Pavia. Con i Comuni si schierarono il papato e la monarchia normanna, che si era sviluppata in Francia. Grazie a Papa Alessandro III, 22 città dell’Italia settentrionale si allearono nella Lega Lombarda che a Pontida giurò di combattere contro l’imperatore. Lo scontro decisivo avvenne a Legnano nel 1176 dove i Comuni risultarono vittoriosi. Infine, nel 1183 venne stipulata la pace di Costanza, che sanciva l’autonomia di governo dei Comuni, che erano tenuti a una sottomissione al potere imperiale solo formale. L’unico successo di Federico Barbarossa fu il matrimonio di suo figlio Enrico VI con Costanza d’Altavilla, erede del Regno di Sicilia. Dopo la morte improvvisa di Enrico VI, si aprì una nuova lotta per la successione fra i guelfi e i ghibellini: questi ultimi nominarono imperatore Ottone di Brunswick, appoggiato in un primo tempo da Papa Innocenzo III. Solo quando Ottone minacciò di invadere la Sicilia, il Papa lo depose ed incoronò il giovane Federico II di Svevia. Il Papa, essendo il tutore di Federico, pensava di poterne controllare l’operato.

Innocenzo III riprese il programma politico di Gregorio VII, che sosteneva la superiorità del potere della Chiesa su quello imperiale, infatti, nominò l’Imperatore. Federico aveva promesso al pontefice di non unificare il Regno di Sicilia e di intraprendere una nuova crociata. Federico II approfittò della morte del Papa, per non tener fede alle promesse e per ridare autorità all’Impero. Solo dopo la scomunica da parte di Gregorio IX, Federico II decise di partire per la nuova crociata. Egli, invece, di combattere gli infedeli, raggiunse nel 1299 un accordo con il sultano d’Egitto garantendogli una pace decennale, in cambio il sultano si impegnava a non ostacolare i pellegrinaggi e a restituire Gerusalemme ai cristiani. Dopo aver conquistato la Sicilia Federico II tentò di imporre la sua autorità sui Comuni, che erano appoggiati dal figlio del sovrano. Federico II sconfisse il figlio con facilità nel 1235. La guerra che seguì terminò solo per la morte improvvisa di Federico II, che in precedenza aveva affidato la reggenza dei territori italiani a Manfredi, suo figlio naturale.

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