doge99z di doge99z
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Se dovessimo contraddistinguere un periodo storico con un evento che l’ha profondamente segnato, nel Trecento dovremmo sicuramente pensare alla peste nera. Oggi si fa fatica a immaginare la portata di ciò che accadde all’epoca e l’impotenza con la quale le popolazioni affrontarono tale catastrofe: basti pensare che la popolazione europea quasi si dimezzò (si calcola che morirono circa 25 milioni di persone) e le conseguenze si trascinarono a lungo, cambiando per sempre le sorti dell’Europa. Uno storico inglese, Ian Mortimer, nella sua opera “Il libro dei secoli”, afferma che per riprodurre gli effetti mortiferi della peste nera non basterebbe sganciare due bombe atomiche in Giappone, ma se ne dovrebbero sganciare 450, ognuna della quali provocherebbe circa settantamila vittime.
La pandemia si sviluppò in un periodo che va dal 1348 al 1353: le inesistenti conoscenze in campo medico e le scarse condizioni igieniche non permisero di arginare il contagio e curare la malattia. Chi ne aveva la possibilità, si allontanava dai luoghi di maggior diffusione del morbo, ossia le città, i porti e le aree più densamente popolate: la situazione è descritta chiaramente nel Decameron di Boccaccio, in cui si narra di dieci giovani nobili fiorentini che si allontanano da Firenze e si rifugiano sulle colline per scampare al contagio.

Dato che non era possibile comprendere le cause della malattia ed il modo in cui essa si diffondeva, la gente pensava che fosse un segno della Provvidenza, un castigo di Dio per i peccati degli uomini, secondo una tipica visione medievale che tendeva ad interpretare gli eventi terreni come manifestazione della volontà divina:”Gli uomini non sapevano che pensare o che rimedio opporre; molti ritenevano che si trattasse di un miracolo e di una vendetta di Dio a causa dei peccati del mondo e fu per questo che certuni cominciarono a fare grande penitenza”.(Jean Le Bel)
La peste arrivò da lontano, precisamente sulle rotte commerciali marittime e terrestri che da Oriente giungevano in Occidente, portata da un ratto, a bordo di navi e carovane. La malattia si sviluppò velocemente e portava quasi sempre alla morte; chi ne risultava immune, veniva utilizzato per spostare i cadaveri dalle strade e condurre i carri che trasportavano i morti fuori città per essere bruciati o seppelliti. L’immagine doveva essere davvero apocalittica, con la gente moribonda che si aggirava in cerca di aiuto. Gli uomini si aggrapparono ad antiche profezie per dare una spiegazione alla diffusione del morbo e l’attribuirono all’azione malefica di forze ostili: “Una congiunzione astrale, insieme ad altre congiunzioni ed eclissi, è causa reale di una così grave e mortifera corruzione dell’aria che ci circonda, fonte di mortalità e carestia”. (G.Guérin, J.Novillac)
La peste non conosceva limiti e si diffondeva a macchia d’olio: nessuno era al sicuro. E’ per questo che si cominciò a cercare un responsabile sul quale far ricadere la colpa del contagio: chi veniva sorpreso a toccare muri o panche con mantelli e guanti, veniva accusato di essere un “untore”, ossia spargitore del morbo. Ma neanche la condanna degli untori fermò il dilagare della peste; allora si passò ad accusare gli ebrei che esercitavano mestieri ritenuti peccaminosi dai cristiani, come il prestito di denaro e l’usura, ed erano ritenuti colpevoli di deicidio. Furono loro il bersaglio finale del fanatismo popolare e migliaia trovarono la morte sul rogo: “...gli Ebrei furono messi a morte in tutte le città, castelli e villaggi di Turingia [...], perché la voce pubblica li accusava di aver contaminato le fonti e i pozzi”. (J.Glenisson e J.Day)
L’evento della peste segnò profondamente l’uomo medievale e contribuì a cambiare la sua visione del mondo: si iniziò ad indagare con rinnovato interesse e curiosità il mondo circostante; si diffuse una visione profana della vita, in cui la felicità era da ricercare in terra prima che nell’aldilà; gli uomini, benché stremati, si fecero più intraprendenti nel tentativo di cambiare e migliorare le proprie condizioni. La popolazione europea passò da 70 milioni di abitanti a circa 35 milioni: la peste, quindi, ebbe il merito di riequilibrare il rapporto tra risorse disponibili e numero di abitanti, risolvendo in parte i problemi di povertà e sovrappopolazione, cause di un diffuso malessere sociale.
In conclusione, si può affermare che la peste non fu solo una malattia letale, bensì un evento la cui portata contribuì, in modo rilevante, a cambiare i destini dell’umanità, dando il via ad un nuovo corso storico che mise fine al Medioevo e alla sua concezione dell’uomo e della vita.

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