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cause e conseguenze della peste bubbonica


Peste bubbonica


La peste bubbonica è anche chiamata peste nera o morte nera, e di solito l’espressione è utilizzata per indicare, storicamente, la grande epidemia che ha sconvolto l’Europa e altre aree del mondo a metà del XIV secolo. Dal punto di vista medico, la peste è una malattia infettiva di origine batterica, che viene trasportata dalle pulci dei ratti. La peste bubbonica è una sua varietà che colpisce il sistema linfatico e può derivare dalle punture delle pulci dei ratti o dal morso di ratti infetti. Essa provoca nausea, vertigini, febbre alta, delirio, ma il sintono più visibile è la formazione di un bubbone pieno di sangue, derivante dal linfonodo infiammato.
Il più grande e grave caso di peste bubbonica è scoppiato in Europa nel 1347 circa e si stima abbia ucciso circa un terzo della popolazione. Le cause sono molteplici.

Espansione delle città e della popolazione


Innanzitutto, la popolazione europea alle soglie del Trecento si era moltiplicata. Le città europee si espansero, fiorirono la cultura, le arti e l’agricoltura. Tuttavia, a partire dal 1290, a causa del raffreddamento del clima, si verificarono gravi casi di carestia, aggravati dalle estati umide e piovose e dall’estensione delle paludi. Queste condizioni avverse aumentarono il tasso di mortalità, soprattutto a causa di infezioni intestinali, complici anche la mancanza di un vero e proprio sistema fognario nelle città e le pessime condizioni igieniche. Fu in questo contesto che comparvero i primi casi di peste nei porti del Mediterraneo, anche a Venezia, la grande città del commercio, probabilmente perché la malattia fu portata dai topi che viaggiavano a bordo delle navi e che poi si diffusero indisturbati nelle città.
La comparsa della peste sconvolse la società. Da una parte, religione e superstizione presero il sopravvento e streghe ed ebrei furono accusati di diffondere la peste. Gli uomini di Dio intesero la peste come un flagello mandato dal Signore e si impegnarono in processioni, preghiere e quant’altro per placare la sua ira. Queste manifestazioni collettive non fecero altro che aumentare la diffusione della malattia. Anche i medici, che non avevano conoscenze molto avanzate all’epoca, contribuirono alla diffusione del morbo applicando continui salassi ai pazienti, e di fatto indebolendoli ulteriormente. Solo dopo il 1347 ci si rese conto del collegamento della malattia con i topi e le navi, tanto che nacque la precauzione di fare sostare per quaranta giorni le navi in porto per appurare se ci fossero degli infetti. Da qui nacque il termine "quarantena". Questa precauzione, però, funzionò solo in parte, perché pur impedendo all’equipaggio di sbarcare, non si potevano fermare i topi, che riuscivano comunque a raggiungere i porti.
A partire dai porti del bacino del Mediterraneo, la peste si diffuse a nord, raggiungendo la Francia e Parigi, per poi diffondersi anche in Spagna e Portogallo da una parte e nell’Europa dell’est dall’altra. Molti casi scoppiarono contemporaneamente anche in Asia, specificatamente in India, Persia, Siria, Palestina e Arabia.
Dopo la grande peste del 1347 ci furono altre epidemie, nel XVI e nel XVII secolo, tra cui quella narrata dal Manzoni ne I promessi sposi. Oggi la peste è curabile tramite antibiotici ed esiste anche un vaccino.

A cura di Suzy90.

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