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Peste del 1300

La causa della peste è un bacillo dal nome Yersinia pestis, trasmesso agli esseri umani dalle pulci del ratto che infettatesi succhiando il sangue di un topo malato, trasmettono il bacillo all’uomo. Gli uomini la contraggono per la totale mancanza d’igiene nelle città. La diffusione dell’epidemia è facilitata dagli eserciti; l’origine era un focolaio ai piedi dell’Hymalaya, ma l’esercito dell’impero mongolo di Gensis Khan favorì i contatti tra le varie regioni. Dapprima l’epidemia arrivò in Cina, poi raggiunse la base commerciale dei genovesi sul Mar Nero, Caffa. Qui s’imbarcò sulle navi genovesi che la sparsero in tutto il Mediterraneo. Nel 1351 aveva raggiunto definitivamente tutto il Continente. Il problema principale fu il carattere ciclico dell’epidemia, ogni 9-12 anni si ripresentava, senza scomparire definitivamente e senza possibilità di recupero.
La peste era per gli uomini del ‘300 una malattia inspiegabile, fu definita come malattia dell’aria poiché si credeva che la diffusione avvenisse attraverso l’aria, l’elemento più diffuso. Diversi erano i rimedi che si provarono per contrastarla: venivano ordinate purificazioni di corpo e aria attraverso salassi e purghe, avvolti da incenso e nubi aromatiche e tappati in casa, si ricorreva a maghi e alla protezione dei santi specializzati nella lotta contro le pestilenze oppure si organizzavano bande di penitenti e flagellanti che per placare l’angoscia finivano per individuare come colpevoli dell’epidemia ebrei e lebbrosi. A causa della mortalità selettiva con cui colpiva la peste vi fu uno squilibrio nella composizione della popolazione: i più colpiti erano i giovani rispetto ai vecchi, ma soprattutto bambini come testimonia l’alta mortalità infantile.

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