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Nuovi mercati e nuove merci



Non è tuttavia l’insieme del mondo contadino che dopo la « Morte Nera » continua a precipitare nella miseria. Alcuni contadini, infatti, riescono ad ottenere migliori condizioni dai propri signori in séguito alla generale mancanza di mano d’opera che è avvertita dopo la peste. Certuni di loro sono anche riusciti, nel marasma sociale seguito alla peste, ad acquisire in piena proprietà terre appartenenti a signori morti e sfuggite al controllo dell’aristocrazia. Si formano perciò, dovunque in Europa, anche strati di contadini relativamente agiati. Il grande commercio internazionale, invece, dopo avere toccato l’apogeo nel corso della prima metà del Trecento, conosce un continuo declino durante la seconda metà del secolo. Ma ciò è un effetto non della peste bensì del disfacimento dell’Impero mongolo, avvenuto nel corso della prima metà del Trecento, che determina un forte rialzo del costo delle importazioni delle merci di lusso attraverso l’Asia e fa cessare la sicurezza di quei traffici. La ricca borghesia, senza più incentivo ad investire i propri denari nel commercio, è sempre più sospinta all’acquisto di terre e feudi, e ciò accentua la crisi della società feudale. In certi casi, però, la borghesia riesce a riqualificare i propri commerci, trovando nuovi mercati di fornitura sostitutivi di quelli asiatici e nuove merci di lusso sostitutive di quelle che si sono rarefatte. È questo, come si vedrà in seguito, il caso tipico di Genova. In altri casi, i ricchi mercanti si trasformano in imprenditori, o creando nuove attività produttive oppure diventando distributori di materie prime. Come si può capire, quindi, il procedere della crisi della società feudale determina anche nuove forme di organizzazione della produzione.
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