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Merovingi



Secondo la leggenda, Meroveo, il fondatore della dinastia merovingia, avrebbe avuto origine divine perché nato dall’unione di una del capo di una tribù dei Franchi con un dio marino.
La storia ci dice che da Meroveo discese Clodoveo, il vero fondatore della monarchia dei Franchi. In seguito a tutta una serie di successi militari e di conquiste territoriali, egli acquisì il controllo di gran parte della Gallia, riunì le tribù franche dando ad esse un insieme unitario, sottrasse l’Aquitania ai Visigoti e annesse i territori prima appartenuti agli Alemanni.
Si convertì al cattolicesimo e questa mossa gli assicurò il sostegno del clero e dell’aristocrazia gallo-romana, nonché l’appoggio di Anastasio I, imperatore d’Oriente. Il suo scopo fu di costruire un regno in cui le tradizioni dell’antica Roma, convivessero pacificamente con gli usi ed i costumi dei Franchi. Per amministrare tutti i suoi vasti ed eterogenei territori, si servì di funzionari scelti tra la nobiltà fondiaria i quali, più tardi da semplici esecutori degli ordini del re si trasformarono in controllori effettivi della monarchia fino a sostituire la dinastia.
Alla morte di Clodoveo, il regno passò ai quattro figli, poiché, secondo la legge franca, esso era considerato proprietà privata del re: Colodomiro ottenne la regione di Orléans, Teodorico l’est con Metz e i territori compresi fra il Reno e la Marna, Childeberto I fu re di Parigi fino alla Marna, mentre Clotario fu re dei territori germanici. Dalla divisione furono escluse la Provenza, della Gallia Narbonense e del regno dei Burgundi.

Fece seguito tutta una serie di lotte dinastiche da cui si salvò soltanto Clotario I, che ristabilì per un certo periodo la stabilità del regno, estendendo i confini in Borgogna e in Provenza. La successione ereditaria portò alla formazione di tre regni distinti: Austrasia, la Neustria e la Borgogna. Con Clotario II si ebbe un periodo di relativa tranquillità a cui, però, seguì tutta una serie di sovrani che si occuparono talmente poco degli affari del loro regno da essere chiamati “re fannulloni”. Inutilmente la dinastia merovingia cercò l’appoggio di questa o quella aristocrazia, dilapidando immense fortune con lo scopo di ottenere il loro appoggio, ma ottenendo come risultato solo il rafforzamento del potere dei possidenti terrieri.
L’ultimo re della dinastia a mantenere il governo diretto fu Dagoberto I, figlio di Clotario II; i suoi successori, pur rimanendo formalmente sul trono, lasciarono il potere effettivo ai loro maestri di palazzo o maggiordomi che col tempo diventarono più potenti del re stesso. Fra tutti, prevalse Carlo Martello che sconfisse gli Arabi a Poitiers nel 732. Su figlio, Pipino il Breve (padre di Carlo Magno), depose dal trono l’ultimo re della dinastia dei Merovingi e con il consenso del papa si fece incoronare re dei Franchi.
Nell’insieme, i Merovingi non ebbero un preciso programma politico, perché il loro regno fu caratterizzato da continue lotte di successione e da funeste guerre civili. Anche nel governo non dimostrarono particolari capacità amministrative ed organizzative e si limitarono a sfruttare le precedenti istituzioni di origine romana.