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Medioevo - Nuovi strumenti agricoli

Nel lavoro dei campi generalmente i contadini dell'epoca medievale preferivano il bue al cavallo perché, pur avendo migliori capacità, il cavallo era più costoso e l'avena di cui si nutriva era più difficile da reperire dell'erba dei pascoli.
Gli animali da tiro erano usati con un giogo, formato da una fascia che girava intorno al collo e alla pancia dell'animale al quale veniva collegato l'aratro per solcare il terreno. In questo modo, però, quando l'animale tirava, si strozzava e respirava male, perciò riduceva la sua forza e rendeva meno. Intorno al Mille si diffuse il collare rigido che si appoggiava sulle spalle dell'animale e non gli impediva di respirare anche quando era sotto sforzo.
Questa innovazione migliorò le prestazioni degli animali e rese ancor più efficace l'introduzione di un nuovo tipo di aratro: il cosiddetto aratro pesante che sostituiva l'aratro in legno, meno resistente. Il nuovo aratro era in ferro e veniva montato su ruote che ne rendevano più agevole il traino. Era dotato, oltre che dal vomere, di un coltro cioè di una lama che tagliava la terra andando in profondità, e di un versoio ossia uno strumento che rovesciava la zolla. Scavando in profondità le zolle, i semi potevano penetrare meglio nel terreno e dare una resa migliore.

Oltre all'aratro, in agricoltura si diffusero anche altri strumenti in ferro, come la falce per tagliare il grano o i ferri per gli zoccoli degli animali che li rendevano più stabili nel traino. La presenza di fabbri presso i villaggi nelle campagne serviva proprio a soddisfare la crescente domanda dei contadini.
A queste innovazioni, si aggiunse la diffusione del mulino ad acqua o a vento. Già i Romani conoscevano il mulino, ma fu in questo periodo che se ne capirono fino in fondo tutte le possibilità d'impiego. Con il mulino infatti si poteva macinare il grano, frantumare le olive, miscelare la birra, azionare i mantici per fondere i metalli, far girare le pompe per prosciugare i terreni. Il mulino utilizzava un'energia che non costava nulla, l'acqua dei fiumi, ma i costi per la costruzione erano piuttosto alti e solo i proprietari più ricchi potevano permetterselo. Per questo chi possedeva un mulino lo affittava ai contadini per trarne guadagno: gli stessi signori sovente obbligavano con la forza i contadini a usare il loro mulino dietro pagamento di canone.

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