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I Longobardi


Nella seconda metà del VI secolo, pochi anni dopo la morte di Giustiniano, l’Italia fu invasa dai Longobardi, un popolo germanico proveniente dalla Pannonia, l’attuale Ungheria, e già conosciuto dai Romani. Nel giro di un secolo essi conquistarono quasi tutta l’Italia settentrionale e centrale e fissarono a Pavia la capitale dei loro possedimenti. Fu proprio dai Longobardi che la regione delimitata dai fiumi Po, Mincio e Ticino prese il nome di Lombardia. Inoltre chiare testimonianze dei Longobardi restano nella nostra lingua, particolarmente nel dialetto lombardo. I Longobardi erano organizzati in tribù e vivevano di razzie, caccia e allevamento. La loro dominazione fu molto dura: città e campagne vennero saccheggiate e ai proprietari romani furono tolte le loro terre. Con il trascorrere del tempo, però, i rapporti tra vincitori e vinti migliorarono. Dai Romani, i Longobardi impararono a costruire edifici e acquedotti e a organizzare i trasporti e i rifornimenti. Impararono a leggere e a scrivere il latino e iniziarono a mettere per iscritto le leggi e documenti. In particolare, in latino venne scritto l’Editto di Rotari ( dal nome del re longobardo di quel tempo), ossia una raccolta di leggi che fino ad allora erano state tramandate a voce. I Longobardi furono abilissimi nella lavorazione di metalli, affidata ad artigiani che si spostavano di villaggio in villaggio; essi conoscevano tecniche di lavorazione molto raffinate, come quella dello smalto, dell’incastonatura di pietre preziose e dello sbalzo. Con la conversione al cattolicesimo, avvenuta per impulso dalla regina Teodolinda, i Longobardi giunsero a riconoscere l’autorità del Papa e il Papa a sua volta accettò l’autorità dei re longobardi. I Longobardi vollero rinsaldare l’amicizia con la Chiesa donando al Pontefice alcuni territori conquistati nelle vicinanze di Roma. Nasceva così lo Stato Pontificio.
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