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IV secolo: Papa Leone I

Leone I sale sul trono pontificio nel 440, in un momento in cui i rapporti all’interno dell’ Impero sono inaspriti dalla questione teologica monofisitica e la maggior parte dei territori sono ormai passati sotto il dominio di popoli barbari.
La questione teologica monofisitica interessa soprattutto la Siria e l’Egitto e sostiene che In Gesù Cristo esiste soltanto la natura divina mentre nel resto dell’impero si sostiene che entrambe le nature, umana e divina, coesistono. Il Concilio di Efeso (431), convocato dall’ imperatore Teodosio, pur risolvendo la vertenza, stabilendo una volta per sempre le due nature in Cristo, lascia dietro tutta una serie di vertenze. Due sono i partito che si fronteggiano a Costantinopoli; il primo appoggia la politica di Teodosio e quindi la conciliazione con il papa Leone I, rompendo quindi non i monofisiti egiziani e siriaci; il secondo intende abbandonare l’Occidente al suo destino, rompendo con Roma e cercando l’accordo con i monofisiti. Nel 450, sale al trono di Bisanzio l’ imperatore Marciano, il quale sostiene il primo partito, convoca il IV concilio ecumenico di Calcedonia (451) e condanna il monofisismo. Nel frattempo gli Unni comandati da Attila cercano di riprendere le loro conquiste e dopo essersi allontanati dall’ Oriente si dirigono verso la Gallia, dove, nel 451, sono sconfitti dal generale romano Ezio presso i Campi Catalaunici (odierna Châlons-sur-Marne). Non contento, l’anno successivo, Attila scende di nuovo in Italia senza che sia possibile fermarlo con le armi. Contro di lui, si fa incontro Papa Leone I per convincerlo a risparmiare l’Italia e Roma e a ritornarsene al di là delle Alpi. Attila si decide a ritirarsi per mancanza di viveri e per timore di essere attaccato dall’ imperatore Marciano e da Ezio. Tuttavia la leggenda si è impadronita dell’evento e narra che durante l’incontro dietro alla testa del papa siano comparse le figure di S. Pietro e di S. Paolo con in mano delle spade fiammeggianti. L’insorgere della leggenda di Leone I che, con la sola sua presenza, vince la violenza di Attila, dimostra come il prestigio del pontefice sia crescente. Invece, l’imperatore d’Occidente Valentiniano III si dimostra sempre più inetto e se ne sta chiuso nella sua Ravenna non pensando minimamente agli affari dello Stato. Anzi, per gelosia, egli uccise personalmente il generale Ezio, come già aveva fatto l’imperatore Onorio nei confronti del generale Stilicone.
I Vandali, approfittando della situazione, comandati da Genserico, sbarcano dall’Africa in Italia e saccheggiano Roma per la seconda volta (455). Anche in questo caso è Leone I che si fa avanti per prendere le difese della città e a convincere Genserico ad abbandonare Roma. Ormai davanti agli occhi del popolo, l’unico difensore dell’ Urbe è il Papa e non più l’Imperatore il cui carisma si accrescerà a dismisura.
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