Nacque nel 1194 dall’unione dell’imperatore svevo Enrico VI con Costanza d’Altavilla(di origine normanna).
Fu affidato dalla madre in punto di morte a Innocenzo III per sottrarlo alle lotte interne tra i grandi feudatari e, nel 1197, a soli tre anni, divenne erede delle corone di Germania e Sicilia a causa della prematura morte del padre.
Federico per la Chiesa rappresentava un docile strumento per rafforzare l’egemonia politica papale, anche se ciò era solo un’illusione; infatti Federico, detto anche “stupor mundi” dai suoi sostenitori e “bestia d’Apocalisse” dalle autorità ecclesiastiche, era convinto che solo l’imperatore avesse avuto da Dio il compito di liberare l’umanità da discordie e ingiustizie e di organizzare una comunità fondata su pace e giustizia.
Federico visse per molto tempo in Sicilia, dove erano ancora evidenti i segni della civiltà araba: qui imparava latino e scienze naturali, studiava i classici arabi e parlava perfettamente più lingue.

Divenuto maggiorenne a 14 anni, nel 1208, per ragioni politiche dovette sposare Costanza d’Aragona più grande di lui di 10 anni che lo mise in contatto con la cultura europea.
Federico II fu incoronato re di Germania nel 1212, ma potè esercitare i pieni poteri due anni dopo, dopo la sconfitta di Ottone IV a Bouvines.
Alla morte di Innocenzo III nel 1216, Federico riunificò le corone di Sicilia e Germania; Onorio III (successore di Innocenzo), acconsentì l’unione a patto che ne beneficiasse solo Federico II e non la sua discendenza, e che Federico organizzasse una nuova crociata.
Federico II per prima cosa si dedicò al rafforzamento del proprio potere seguendo i suoi ideali:
- L’umanità, in seguito al peccato originale, è condannata a discordie e violenze.
- Lo Stato, voluto da Dio, è l’unico strumento che consente all’umanità di organizzarsi in una comunità rivolta al conseguimento di pace e giustizia;
- Affinché lo Stato possa portare pace e giustizia, Dio ha voluto affidarne la guida un unico individuo, l’imperatore; egli è al vertice della gerarchia, l’esempio vivente di virtù e modello di perfezione terrena.
L’impero e i sudditi sono legati dal vincolo di fedeltà: chiunque lo infranga deve essere punito dal sovrano.
Federico prese come fulcro dell’Impero l’Italia meridionale dove la sua autorità era più salda a differenza della Germania dove le grandi casate feudali si stavano rafforzando.
In Italia potè tenere a freno i comuni e la Chiesa, mentre nell’Italia centro settentrionale i comuni non volevano riconoscere la supremazia imperiale e nel 1226 formarono la nuova Lega lombarda, ma grazie all’azione mediatrice del papato non si giunse a uno scontro aperto.

Quando morì Onorio III lo successe papa Gregorio IX e da quel momento iniziò la crisi tra Impero e Papato.
Questo avvenne perché Federico II rimandava la crociata promessa a Onorio III, di conseguenza Gregorio IX nel 1227 lo scomunicò.
Federico, in risposta, nel 1229 a Giaffa stipulò un accordo con il sultano d’Egitto: circa un mese dopo Federico entrò con le proprie truppe a Gerusalemme, autoincoronandosi re della Città Santa.
Gregorio IX non ritirò la scomunica e indisse una crociata contro il regno di Sicilia invitando i sudditi di Federico alla ribellione.
Rientrato rapidamente in Italia, l’imperatore costrinse il papa all’accordo di Ceprano (1230) nel quale otteneva la revoca della scomunica e di parte sua garantiva immunità fiscali e giudiziarie al clero siciliano e rinunciava a esercitare qualsiasi forma di controllo sulle elezioni dei vescovi.

Nel 1231 Federico promulgò le costituzioni di Melfi, un’ordinata raccolta di leggi ispirata alla dottrina giuridica romana e alle esperienze di governo normanne, compilata grazie al contributo del gran giudizi ere Taddeo da Sessa e del gran cancelliere Pier delle Vigne.
Le costituzioni di Melfi, rappresentano forse il maggior monumento legislativo del Medioevo con il quale l’imperatore intendeva combattere la frammentazione feudale, eliminando poteri intermedi e attribuendo a sé ogni prerogativa.
Le costituzioni sancivano:
- Consolidamento e ampliamento del potere regio
- Divieto di vendere feudi, in quanto proprietà statali
- Assoggettamento degli ecclesiastici (esclusi dal possesso di beni terreni) ai tribunali comunali

- Obbligatorietà per i sudditi di pagare tributi
- Eguaglianza dei cittadini davanti alla legge e difesa dei deboli contro le prepotenze dei baroni
- Funzioni giuridiche e amministrative nelle mani del re

Stagione di fioritura economica

Al vertice delle finanze c’era la “Magna curia rationum”, una specie di corte dei conti con funzioni di tipo ispettivo poi c’erano i funzionari del re, uomini nobili e di cultura(notai, giuristi..).
Vennero introdotti i monopoli sul sale, sulla seta, sul ferro e sul grano, ma furono abolite le dogane interne per facilitare i commerci tra le province; vennero unificati pesi e misure, coniate monete d’oro dette “imperiali” e “augustali”, fu ricostruita una flotta e nel settore agricolo vennero introdotte nuove colture e la costruzione di masserie.
Tuttavia, alcune restrizioni nelle costituzioni di Melfi ostacolarono lo sviluppo dei traffici e il declino della fortuna di Federico II indebolì l’economia siciliana che entrò in crisi.
Federico II riaccese il conflitto con il papato costituendo nella penisola un forte partito filoimperiale e muovendolo contro i comuni dell’Italia centro settentrionale allo scopo di assoggettare tutta l’Italia alla sua autorità.
Il papato si schierò con le autonomie comunali, ma nel 1237 a Cortenuova Federico II sconfisse i comuni della nuova Lega Lombarda anche se Milano, Brescia e Alessandria resistettero riaccendendo il fronte antimperiale con il sostegno del signore guelfo Azzo d’Este.
Nel 1238 Federico II conferì al figlio Enzo la corona di re di Gallura e Torres: Gregorio IX nel 1239 lo scomunicò nuovamente.

Federico II invase i possedimenti della Chiesa e occupò Ancona e Spoleto, insediò nei territori conquistati dell’Italia centro settentrionale i propri funzionari e impose pesanti oneri fiscali.
Il nuovo Papa, Innocenzo IV, minacciato dalle truppe imperiali, fuggì a Lione, dove convocò un concilio che nel 1245 dichiarò deposto Federico II. I seguaci di Federico furono condannati come eretici ed egli fu dichiarato Anticristo.
I suoi rovesci militari iniziarono quando Federico tentò di riportare Parma, caduta in mano guelfa, sotto il controllo dei ghibellini: le truppe imperiali prima furono sconfitte nel 1248 presso il villaggio di Vittoria, poi l’anno dopo furono annientate a Fossalta dove fu fatto prigioniero Enzo.
Con la morte di Federico II nel 1250 si interruppero i preparativi di un’altra campagna da lui progettata nell’Italia Settentrionale.
Il suo successore fu il figlio Corrado e il fratellastro Manfredi venne nominato reggente del regno di Sicilia.
Quando nel 1254 Corrado morì, per circa 20 anni non ci fu imperatore fino a quando nel 1273 fu eletto Rodolfo I d’Asburgo.
In Italia Manfredi usurpò il titolo di re di Sicilia a Corradino (figlio di Corrado) e iniziò un’energica politica d’intervento sia nel Mediterraneo sia nell’Italia centro settentrionale dove appoggiò il partito ghibellino ottenendo importanti successi come quello a Montaperti sulla guelfa Firenze nel 1260.
Il Pontefice Urbano IV si accordò con Carlo D’Angiò al quale nel 1263 offrì il regno di Sicilia in cambio del suo intervento contro Manfredi; Carlo sconfisse Manfredi nel 1266 con la battaglia di Benevento (Manfredi morì).
Nel 1268 a Tagliacozzo Carlo catturò Corradino e lo fece decapitare: la dinastia sveva era estinta.

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