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L’investimento nell’arte come fonte di legittimazione


Nelle città nelle quali si affermò un regime signorile interno (Milano, Verona, Ferrara, Mantova, Lucca..) quasi tutti i signori procedettero, negli anni precedenti alla presa del potere, ad un fitto arroccamento, segno evidente del distaccamento del signore dalla città, non più suo membro ma suo capo. Importante in questo periodo diviene il controllo militare non più solo quello politico, verso i propri possedimenti. I Visconti eressero una cittadella in ogni città assoggettata. Esponente di una delle più antiche famiglie toscane, Cia degli Ubaldini ereditò dal marito diverse terre intorno a Forlì, ma non solo quello, era donna dal grande temperamento militare. Il principale nemico regionale era il papato, che più volte tentò di prendere con le armi la città, che si arrese. Cia, incaricata dal marito nel risolvere la situazione fece decapitare i dissidenti e chi aveva accettato la resa. Poi organizzò la difesa ottenendo una resa onorevole della propria città e andando poi in esilio. Nel centro del Trecento e con forza crescente i signori investirono sempre più nella politica di legittimazione artistica e nella costruzione di infrastrutture, culti, feste, il tutto per aumentare il consenso e rafforzare il fragile potere politico. Tra i primi esempi ci sono i Cenotafi (monumento sepolcrale) che vennero edificati per celebrare le vittorie militari come quella di Guido Tarlati, formata da 16 rilievi apologetici, unendo le gesta caritatevoli di stampo religioso a quelle militari. Interessanti anche i cicli musicali, la musica di corte spopolò in questo periodo, famoso il “ciclo biscia” dei Visconti.
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