La questione delle origini della signoria e della sua legittimazione


La riflessione sulle origini e sulla legittimazione della signoria, che si sviluppa tra l’inizio e la metà del Novecento, nasce soprattutto dall’ambiente degli storici del diritto che, partendo dall’idea generale di contrapposizione fra comuni e signorie, hanno approfondito la riflessione relativa al quando nascono le signorie e al come riescono ad avere una legittimazione sul piano politico. Zorzi fa diversi nomi:
1. Ernst Salzer [1900] la signoria nasce dallo snaturamento delle magistrature comunali, che vengono o prorogate per più anni o gli vengono dati dei poteri che normalmente non gli competono (come aveva già anticipato Giovanni Villani).
2. Francesco Ercole [1910] continua a ragionare sulla questione e parla di una diarchia, cioè i poteri comunali e quelli signorili coesistono ed hanno una interrelazione (a Perugia, nel corso del Quattrocento, si parlerà di diarchia tra il potere del papa e quello dei Baglioni).
3. Antonio Anzillotti [1914] sostiene che il principe garantisce anzitutto, in un momento in cui i comuni si sono funestati da una terribile lotta fra le fazioni, la pacificazione interna (cittadina) e un livellamento dei sudditi, in particolare l’innalzamento degli interessi della media borghesia (artigiani) contro l’alta borghesia (grandi mercanti).
A questo punto ci si avvia verso un periodo della storia italiana in cui si valorizza l’esperienza del potere totalitario, affidato ad un’unica persona.
4. Giovan Battista Picotti [1926], di parere completamente opposto ad Anzillotti, non crede affatto che le signorie abbiano garantito né la pace interna, né il livellamento sociale dei sudditi: questo dimostra come la situazione politica italiana, entrata in una dittatura, non sia affatto trascurata. Le signorie non furono affatto un’esperienza positiva, c’è stata una fondazione violenta delle signorie, il consenso degli organi comunali (assemblee e magistrati) è un consenso forzoso, non spontanee e c’è stata una legalizzazione dall’alto.
5. Pietro Torelli [1923] si concentra sulle apparenze formali, cioè sul come si presenta la signoria, con un certo legame con il presente.
6. Federico Chabod [1925] si ricollega al pensiero ottocentesco, cioè della signoria che nasce in seguito a una crisi del potere comunale, sottolineando la fragilità delle oligarchie cittadine sul piano sociale.
Negl’anni Trenta Novecento ci sono diverse posizioni che vedono nella signoria la progressiva affermazione di poteri statali forti e, anche qui, si scorge l’evidente condizionamento del presente.
7. Gino Masi [1936] sostiene l’equazione signoria = necessità storica, per cui l’affidarsi al potere del singolo era una necessità storica. Ma anche in questo caso ci sembra che lo storico stia parlando del suo presente più che della signoria nel suo contesto storico.
Finita l’esperienza fascista:
8. Giorgio Falco [1936] studia le signorie in maniera meno condizionata dalla realtà storica dello studioso.
9. Giovanni de Vergottini [1940] studia la legittimazione vicariale senza giudizi di merito (è stato un bene, è stato un male), le modalità della legittimazione da parte dell’imperatore così come può essere avvenuta.
10. Luigi de Simeoni scrive un’intera opera dedicata alle signorie, chiamata appunto Le signorie, 1313-1559 [1950], seguendo una periodizzazione che deriva dall’opera complessiva in cui è inserito il suo studio, cioè la Storia d’Italia della Vallardi.
Le differenze tra le posizioni degli storici ci permettono di capire quanto la loro interpretazione sia influenzata dal periodo in cui vivono.
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