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Impatto sociale della peste del 1300


La peste determinò un vero e proprio stato di terrore nella popolazione europea. Spesso infatti i malati venivano abbandonati a sè stessi, derubati dai becchini, e l’intero sistema di riti della morte venne sovvertito. La morte era diventata ormai come qualcosa di quotidiano. La risposta della maggior parte del popolo fu quella di vedere la peste come una punizione divina per i peccati umani (guerre, omicidi, la generale corruzione dei costumi) o anche come un segno della venuta prossima dell’apocalisse.
Per questo nelle città si diffusero sempre di più cerimonie e processioni in segno di penitenza per invocare la salvezza di Dio. In particolare in Germania si affermò il fenomeno dei flagellanti, mentre in Italia aumentava in maniera esponenziale il culto dei santi. Addirittura c’era chi vedeva la peste come un fenomeno dovuto a una particolare congiunzione astrologica.
La peste determinò una serie di conseguenze sul piano politico e sociale, come un quasi totale blocco delle attività economica e degli scambi, ma anche della vita politica delle città, che dovettero attivarsi per creare magistrature per gestire le quarantene e le sepolture. Nacquero anche gli ospedali, non nella concezione moderna del termine come luogo di cura quanto più che altro come luoghi di ricovero degli ammalati e dei poveri. Di pari passo andava la ricerca di un capro espiatorio, che alcuni vollero vedere nei popoli dell’oriente, in particolare i musulmani e gli ebrei. Lo stesso Papa dovette adottare un provvedimento dove si richiamava alla pietà contro gli ebrei perché colpiti anche loro dalla peste. Probabilmente fu questo l’inizio dell’antisemitismo su base e fisica e non religiosa. Nel nord Europa si volle vedere come causa della peste le donne, additate come streghe, in contatto con il demonio.
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