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Guelfi e ghibellini


Nella prima metà del XII secolo, alla morte dell’imperatore Enrico V la Germania si divise in due fazioni, che si contesero la successione al trono. Da una parte le casate bavaresi e sassoni dei Welfen, da cui poi deriverà il termine guelfi, dall’altra, la casata sveva degli Hohenstaufen, signori del castello di Waiblingen,da cui poi deriverà il termine ghibellini. Federico I Hohenstaufen, voleva consolidare il proprio potere invadendo il Regno d’Italia, per il favore dell’impero, per questo successivamente in Italia vennero chiamati ghibellini i sostenitori dell’impero, contro il papato, ed i loro oppositori: i guelfi, sostenitori del Papa. Questa denominazione di guelfi e ghibellini fu utilizzata in Italia nell’epoca dei comuni nei vari conflitti di questioni locali. I ghibellini erano protette da Federico II di Svevia, mentre i guelfi dietro Papa Gregorio IX.

Scontri tra le due fazioni


Gli scontri più accesi tra guelfi e ghibellini si verificarono a Firenze, dove si susseguirono guerre interne, che influenzarono le scelte anche dei domini esterni al comune. Federico II, ad esempio, approfittò di un successo ghibellino per insediare suo figlio Federico d’Antiochia, come Podestà della città. Per tale motivo i guelfi insorsero, ma furono costretti a ritirarsi nelle torri guelfe vicine, in ritirata giunsero fino a Lucca. Il predominio dei ghibellini non durò a lungo, nella battaglia di Fossalta le parti si invertirono. Molti furono i conflitti tra guelfi e ghibellini, tra i più famosi la battaglia di Montaperti e la battaglia di Campaldino. La battaglia di Montaperti fu combattuta nell’omonimo luogo. Presero parte molte potenze da entrambe le fazioni, la principale potenza guelfa era Firenze mentre Siena dall’altra parte era ghibellina. A determinare la disfatta dei Fiorentini fu il tradimento dei ghibellini che si erano infiltrati nella cavalleria. Bocca degli Abati, uno degli infiltrati, appena i Senesi attaccarono i Fiorentini, tagliò la mano a Jacopo de' Pazzi, reggente l'insegna di Firenze, come messaggio del proprio tradimento, e d’un tratto tutti gli infiltrati si svelarono contro i guelfi fiorentini, con la conseguente sconfitta. L'episodio causò l'inizio della rotta dei guelfi fiorentini, i ghibellini presero con facilità quindi Firenze. Quest’episodio famoso viene citato anche da Dante nel X canto dell’Inferno. Al termine del conflitto fu convocato il Congresso di Empoli che stabilì la cancellazione di Firenze per motivi economico-politici. I ghibellini fiorentini si opposero e salvarono Firenze. Farinata degli Uberti giurò che avrebbe protetto, contro tutti, la propria città. Farinata salvò Firenze dalla totale distruzione, ottenne così l'ammirazione di tutti i cittadini, compresi i guelfi. Il governo guelfo fiorentino, “Il primo popolo” vide il suo termine dopo dieci anni dall’inizio, rimpiazzato dal governo ghibellino che sarebbe terminato sei anni dopo nella battaglia di Benevento. In questa battaglia si scontrarono Carlo d’Angiò per i guelfi e Manfredi di Sicilia per i ghibellini, al termine del quale il primo ne uscì vincitore. Un’altra importante battaglia nella quale si affrontarono due forti potenze toscane: la guelfa Firenze e la ghibellina Arezzo, per eliminare l’ultimo baluardo ghibellino. In realtà Firenze era accompagnata da molte altre armate di Bologna, Siena, Pistoia, Prato e Volterra, tutte contro Arezzo rimasta ghibellina. La battaglia combattuta nella piana di Campaldino si concluse con la vittoria fiorentina, accerchiarono la cavalleria ghibellina. In questo modo il dominio guelfo a Firenze si stabilizzò, anche se questo comune continuava ad essere diviso. Si erano formate due fazioni dai guelfi: i guelfi bianchi, di impronta filo papale, ed i guelfi neri, filo imperiali. In seguito ad alcuni disordini i capi di queste due fazioni furono esiliati da Firenze, tra i guelfi bianchi Dante venne esiliato.

A cura di Daniele.

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