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Guelfi e ghibellini

Le crociate non raggiunsero gli esiti sperati a causa della debolezza dell'impero, la massima istituzione politica del mondo cristiano, logorato dalla lotta per le investiture e da ricorrenti crisi dinastiche. Una di queste esplose nel 1125, alla morte dell'imperatore Enrico V, quando in Germania si scatenò una durissima lotta per la successione al trono imperiale in cui emerso due schieramenti:
- i guelfi (da Welf, nome del fondatore della famiglia dei duchi di Baviera), sostenitori dei duchi di Baviera;
- i ghibellini (da Waiblingen, nome dall'antico castello della famiglia degli Svevi), sostenitori della casa di Svevia.
La pace giunse solo con l'avvento al potere di Federico I di Svevia Hoenstaufen (1152-1190), detto il Barbarossa, legato da parentela a entrambe le fazioni.
Nel frattempo, però, la debolezza dell'autorità imperiale in Italia aveva favorito il rafforzamento della monarchia normanna e soprattutto l'autonomia dei Comuni italiani che ormai riconoscevano solo formalmente il potere dell'imperatore e ne usurpavano le regalie. Quando assunse la corona imperiale, dunque, Federico Barbarossa s'impegnò subito a riportare sotto la sua autorità l'area italiana, i Comuni del centro-nord e la monarchia normanna.

Un intervento dell'imperatore in Italia, d'altronde, era richiesto anche dal papa e dai Comuni minori lombardi. Questi ultimi volevano che fossse arrestata l'espansione territoriale di Milano. Papa Adriano IV (1154-1159), invece, era preoccupato della crescita della potenza normanna nel Sud e dalla situazione della città di Roma.
A Roma, infatti, una rivolta (1143) aveva portato al potere un Comune controllato da un senato oligarchico formato da nobili, mercanti e ricchi artigiani. Dal 1147, inoltre, la guida del Comune era stata assunta dal monaco Arnaldo da Brescia (1090-1155), un allievo del filosofo Pietro Abelardo, che si era fatto portavoce di radicali rivendicazioni politiche e religiose: Arnaldo sosteneva che la Chiesa doveva rinunciare completamente al potere temporale per dedicarsi solo alla sua missione spirituale. Queste posizioni gli erano già valse nel 1148 la scomunica da parte di papa Eugenio III.

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